Tcf, controlli e processi:l’attività dei tributaristi al centro della riforma
Dalla cooperative compliance alle banche dati «intelligenti»: la legge delega e lo sviluppo del digitale incidono sulle richieste di assistenza
di Dario Aquaro
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La cooperative compliance, con il raggio d’azione ampliato e l’obbligo di certificare il tax control framework (Tcf). I controlli, con l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale nelle verifiche preventive e la spinta alla regolarizzazione spontanea. Il contenzioso, con la digitalizzazione del processo e la revisione della geografia delle Corti. Senza dimenticare la neutralità fiscale delle operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi, la nuova disciplina della crisi d’impresa o il riordino normativo nei testi unici.
La riforma fiscale incide per diverse vie sull’attività degli avvocati tributaristi. Tra i vari fronti aperti dalla legge delega 111/2023 e dai decreti attuativi, però, l’impatto sulla professione risalta in particolare in tre ambiti: adempimento collaborativo, modalità di accertamento, gestione delle liti.
La delega ha innanzitutto ridato slancio alla cooperative compliance, per un nuovo rapporto di collaborazione tra imprese e Fisco. «Un rapporto che non tocca in sé la figura dell’avvocato esterno, perché riguarda le grandi aziende dotate di modelli organizzativi propri per la segnalazione del rischio fiscale. Ma che per i tributaristi apre grandi spazi nella certificazione del sistema di gestione e controllo di questo rischio fiscale, cioè del Tcf», osserva Gaetano Ragucci, presidente Anti (Associazione nazionale tributaristi italiani). «È l’espressione di un’attività che non si ferma alla consulenza preventiva e all’assistenza al contenzioso, ma che richiede competenze trasversali e capacità organizzative interdisciplinari». E che è destinata ad allargarsi in vista del progressivo abbassamento della soglia di ingresso alla compliance, ora fissata a 750 milioni di affari o ricavi, che scenderà a 500 milioni per il 2026-2027 e 100 milioni di euro dal 2028.
«Mentre “dal basso” si affinerà il disegno e l’efficacia del concordato preventivo biennale, anche grazie al continuo afflusso di dati», spiega Ragucci. Che aggiunge: «Il rafforzamento dei database del Fisco, quando porta a riscontri puntuali, è sicuramente positivo, con tutte le conseguenze in termini di impulso alla regolarizzazione spontanea e chance di definizione agevolata. Mentre il pericolo viene sempre dall’uso di metodologie statistiche probabilistiche e criteri stocastici che possono portare a risultati opinabili. Per il momento, il contraddittorio è stato invece deludente, per il grande numero di eccezioni che non lo prevedono, e per il modo in cui è attuato, che non è sempre tale da renderlo informato ed effettivo».
Con la crescente mole di informazioni che sono confluite e confluiscono nei database, l’agenzia delle Entrate ha risorse imponenti per poter fotografare con precisione le diverse situazioni reddituali di cittadini e imprese. Un armamentario ancora inutilizzato a pieno, ma le cui potenzialità spingono gli avvocati a interrogarsi sullo sviluppo degli strumenti di difesa. A partire da un punto: quali dati vengono usati e come. È l’interrogativo sottolineato già da tempo dall’Uncat, l’Unione nazionale delle Camere degli avvocati tributaristi, in merito alla sicurezza delle banche dati e alla tutela della privacy.



