Taxi-Uber, la riforma slitta ancora. E potrebbe favorire i tassisti
di Maurizio Caprino
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La riforma dei servizi taxi e noleggio con conducente (Ncc) ripartirà da zero: il Governo lascerà scadere la delega conferita dal precedente Parlamento un anno fa, con la legge sulla concorrenza. Quindi si allungano i tempi per dare al trasporto pubblico non di linea un assetto più moderno e diventa più probabile che si arrivi a un risultato penalizzante per Uber. La multinazionale americana, d’altronde, va avanti tra vittorie e sconfitte in tutto il mondo: subito dopo aver casa una norma favorevole in Portogallo, si è trovata nel mirino a New York, dove la comodità del suo servizio è stata additata tra le cause che hanno portato un calo di passeggeri sulle ormai obsolete metropolitane locali.
Stallo italiano
La delega scade il 29 agosto, ma è stato già annunciato che verrà lasciata scadere. Questo di per sé non significa molto: molto probabilmente sarebbe stato impossibile rispettare i tempi. Infatti, non si ha notizia che la stesura del decreto legislativo di riforma sia andata molto oltre quel primo testo di massima che era stato sottoposto alle associazioni di categoria nella primavera 2017, prima ancora che le norme sulla concorrenza diventassero legge. Ma dietro la rinuncia si può intuire la volontà del Governo di trovare un equilibrio che favorisca più i tassisti che gli autisti Ncc (tra i quali si inquadra Uber).
Basta leggere il comunicato congiunto di alcuni tra i principali sindacati dei tassisti, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-taxi e Federtaxi-Cisal, che prendono atto positivamente della rinuncia alla delega attuale e apprezzano «l’invito del ministro Toninelli ad avviare un confronto già dal prossimo settembre». Dichiarazioni cui al momento non c’è un contraltare da parte di Uber o delle organizzazioni degli Ncc. Va poi ricordato che il ministro appartiene a M5S, come la sindaca di Roma Virginia Raggi, che lo scorso anno ha preso decisamente posizione a favore dei tassisti.
I criteri di delega previsti dalla legge sulla concorrenza prevedono un adeguamento dell’offerta di servizi alle nuove piattaforme tecnologiche che mettono in contatto passeggeri e conducenti. Proprio ciò che fa la app di Uber, anche se ormai questo tipo di tecnologia è spesso disponibile anche per chiamare un taxi. Nella delega si parla anche di rendere più efficaci le misure antiabusivismo, solo che con l’apertura alle app alcune attività che oggi (con la legge 21/1992) sono abusive domani potrebbero non esserlo più. Queste sono le principali preoccupazioni dei tassisti.
Riforma portoghese
Intanto aumenta il numero di Stati che hanno regolamentato proprio l’uso delle app. Dopo la Croazia, lo ha fatto anche il Portogallo, di fatto liberalizzando l’attività: ha creato una nuova categoria di autisti “certificati”, i Tvde, che potranno operare con piattaforme che dovranno ottenere una licenza. Per gli autisti basterà avere più di 21 anni e un’auto con al massimo sette anni di anzianità, essere incensurati e titolari di patente da almeno tre anni e superare un esame dopo un corso di formazione.



