Tavolo d’intesa senza aspettare una politica estera comune
Perfino la Cina muove ora i primi passi per contribuire a una tregua duratura in Medioriente
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I conflitti in Ucraina e in Iran hanno messo gli europei di fronte all’evidenza: la mancanza di una politica estera comune ci rende incapaci di difendere i nostri interessi più vitali e priva il mondo di un attore essenziale per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali. Impossibile immaginare una politica estera europea? La verità è che potremmo averla già domani. Iniziando con chi ci sta.
Perfino la Cina, da sempre riluttante ad assumere qualunque protagonismo sullo scenario diplomatico internazionale, muove ora i primi passi per contribuire a una tregua duratura in Medioriente. Il silenzio europeo è tanto più assordante quando ci ricordiamo di un fatto semplice: Donald Trump sta provando a ottenere in Iran con la forza quello che l’Europa aveva già ottenuto con la diplomazia.
Nel 2015 i Paesi europei firmarono con l’Iran un accordo che bloccò l’arricchimento dell’uranio e impose ispezioni regolari a tutti i siti nucleari. L’accordo funzionava, come è stato ribadito in più sedi dagli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Nel 2016 gli Stati Uniti di Barack Obama e l’Europa tolsero quindi le sanzioni economiche all’Iran. Ripartirono gli investimenti e così anche la speranza di una transizione morbida del regime. Il Presidente iraniano venne addirittura in visita ufficiale a Roma e visitò i musei capitolini – le cui statue, con ospitale eccesso di zelo, vennero coperte nelle loro nudità per non urtare le sensibilità islamiche.
Nel 2018 Donald Trump vinse le elezioni. E senza alcuna ragione, se non l’astio verso Obama e l’insistenza di Benjamin Netanyahu, decise di far saltare l’accordo. L’Europa rispose farfugliando e seguì servile.








