Tatuaggi, fenomeno in crescita: 7 milioni di italiani e 60 milioni di europei
Il tatuaggio è sempre più diffuso in Europa e non è più solo una moda, ma una scelta personale. Restano temi aperti su sicurezza e salute
di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Francesca Barca (Voxeurop, Francia) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)
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Per alcuni è un vezzo, un “disegno” sulla pelle colorato o semplicemente nero. Per altri un modo di vivere perché «dietro ogni tatuaggio c’è proprio una scelta precisa». E dietro questo panorama che accomuna circa 7 milioni di persone in Italia e 60 milioni in tutto il continente europeo, c’è un mondo variegato e trasversale, capace di unire ventenni e ottantenni.
«Nel corso degli ultimi 50 anni il tatuaggio ha subito un’evoluzione tecnica - dice Massimiliano Crez Freguja, responsabile dell’associazione tatuatori.it rappresentante del Veneto -. Oggi c’è una complessità di stili in cui la tecnica storica si unisce a quella moderna. E il risultato si vede anche nella grafica moderna che è stata influenzata da questo cambiamento. Non è certo un caso trovare disegni di tatuaggi incorniciati». Quanto ai soggetti, non c’è uno standard. «Si passa dai tradizionali tatuaggi giapponesi ai tribali - aggiunge - ma non mancano i soggetti legati a nuove tecniche e quelli particolarmente elaborati». E poi quella che si chiama trasversalità: «Il panorama di chi si tatua va dai ventenni agli ottantenni - aggiunge - dagli operai ai medici».
Per Stefania Cagnin, tatuatrice con il nome d’arte Maneki Stefy, non è una questione di moda. «Noi lavoriamo molto con persone che sono appassionate di questa pratica, non siamo uno studio commerciale - dice -, anche perché, per come la intendiamo, il tatuaggio non è un prodotto da vendere. Si ha a che fare con le persone e ogni volta che si fa un tatuaggio inizia un percorso di trasformazione della persona».
L’intero sistema deve però fare i conti con le insidie che si nascondono dietro chi lavora senza autorizzazione. «Non è solamente una questione di nero ma anche di sicurezza - aggiunge Massimiliano Crez Freguja -. Chiunque può comprarsi online gli strumenti per tatuare, e teoricamente potrebbe farlo anche così. È chiaro che, se non si ha una formazione e una preparazione alle spalle, si corre il rischio di fare danni alle persone». Da qui anche un appello affinché da parte delle istituzioni ci sia maggiore attenzione. «Sarebbe opportuno che ci fosse una legislazione coerente per tutte le regioni - aggiunge - in modo che chi inizia a fare questa pratica ha una seria formazione. Anche perché, e lo sostengo da tanto tempo, i tatuatori italiani sono tra i più bravi al mondo».
A guardare con molta attenzione il mondo dei tatuaggi è la comunità scientifica, anche alla luce dei numeri significativi. «In Italia le stime più solide parlano di circa 7 milioni di persone tatuate, pari a circa il 12–13% della popolazione, ma è verosimile che oggi il numero sia ancora maggiore, soprattutto tra i giovani adulti - dice . In Europa si stimano oltre 60 milioni di persone tatuate, con una crescita destinata a proseguire -premette Ignazio Stanganelli, professore associato di clinica dermatologica e direttore della scuola di specializzazione in dermatologia dell’università di Parma -. Questo ci dice che il tatuaggio non è più una pratica marginale o di nicchia, ma un fenomeno sociale molto diffuso».


