Tassare le rendite finanziarie per rendere sostenibile il debito
Una operazione ben calibrata inciderebbe solo marginalmente sulla spesa delle famiglie italiane
di Fabrizio Onida
3' di lettura
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Giorno dopo giorno si moltiplicano gli scenari sulla recessione da pandemia in Europa e ancor più in Italia: un cosiddetto profilo a L con una violenta flessione del Pil nel primo anno senza precedenti nel dopoguerra, seguita da una prolungata stagnazione e disoccupazione dilagante.
Fortunatamente, per esorcizzare simili scenari i governi nazionali e le istituzioni internazionali come la Bce sono spinti a varare tempestivamente politiche keynesiane di sostegno alla domanda e alla produzione, facendo ricorso alla più ampia batteria di strumenti fiscali e monetari: cassa integrazione guadagni, assegni di disoccupazione, sussidi temporanei alle imprese, massiccia immissione di liquidità e garanzie pubbliche sui prestiti bancari mirate a impedire il collasso di innumerevoli catene nazionali e internazionali di fornitura.
Confronto sui Coronavirus bond
Per finanziare questa accresciuta spesa pubblica, nella Ue è opportunamente ripartito il dibattito su emissioni concordate di titoli a lunga e lunghissima scadenza a garanzia plurilaterale dei Paesi membri (Prodi, Monti, Quadrio Curzio, Tabellini, Toniolo e altri), emissione finora impedita dal rifiuto di alcuni Stati membri di condividere il rischio di insolvenza e perfino di ridenominazione del debito (abbandono dell’euro) dei Paesi più esposti.
Non perdiamo di vista però che massicci interventi della Bce, ricorso a prestiti condizionali del Mes, emissione di Eurobond e simili, mentre vengono incontro a importanti esigenze di liquidità, non attenuano i ricorrenti sospetti dei mercati che l’accresciuto fabbisogno di liquidità in soccorso del settore privato nasconda una vera e propria (sia pure eccezionale) crisi di insolvenza del debito sovrano.
Paesi fragili e sostenibilità del debito
Da qui il rischio di ricorrenti pressioni al rialzo dello spread sui titoli pubblici, che aggravano le condizioni del debitore, possano tradursi in una vera “emergenza” di sostenibilità del debito pubblico dei Paesi più fragili come l’Italia. Ma perché più fragili?


