Tari, a Belluno la spesa minoreTrieste è più cara di Venezia
In Laguna la tassa sui rifiuti è diminuita, ma il costo resta superiore alla media a causa delle difficoltà logistiche. Il carico fiscale sulle famiglie risulta complessivamente aumentato dal 2018
3' di lettura
3' di lettura
In cinque anni, ovvero dal 2018, la Tari a Venezia è calata del 2,18%, unico caso di flessione in regione. Ma il segno meno non deve sviare. In valore assoluto chi vive nel capoluogo veneto pagava già allora oltre 351 euro l’anno, il costo più alto tra le città venete e rispetto alla media Italia. Il primato è rimasto intatto, nonostante la sforbiciata che ha portato l’importo a 343,6 euro nel 2023, ma occorre considerare anche la difficoltà della raccolta soprattutto nella parte lagunare.
A studiare l’evoluzione della tassa rifiuti, versata in tre rate su 12 mesi da famiglie ed imprese, è il servizio Politiche economiche, fiscali e previdenziali di Uil nazionale, che individua le aree dove il tributo comunale è più pesante e quali amministrazioni hanno calcato più la mano. Sono stati analizzati i costi della Tari in 109 città capoluogo di provincia, sulla base delle delibere pubblicate nel 2023. Non è stato possibile includere le previsioni per il 2024, poiché molti Comuni hanno reso pubbliche le decisioni prese sulle nuove tariffe allo scadere della proroga, fissata al 30 giugno scorso, quando l’indagine del sindacato era già chiusa.
«Lo studio – spiega la segretaria confederale Uil, Vera Buonomo - mette in luce un aumento del carico fiscale sulle famiglie italiane, a seguito di un incremento medio del 9,69% della tassa nell’ultimo quinquennio. Ne risulta che sono i nuclei meno abbienti sopportano l’onere maggiore ed emergono disparità tra le diverse aree geografiche del Paese». Infatti – evidenziano dal sindacato - l’impatto della Tari sul bilancio familiare, nel 2022, è stato dello 0,64% nelle regioni del NordEst ed è salito all’1,34% medio nel Mezzogiorno.
Andando per ordine ecco cosa emerge in Veneto e nello Stivale, mettendo confronto l’importo conteggiato ad una utenza domestica costituita da una famiglia tipo di quattro componenti, che vive in un appartamento di 80 metri quadrati con reddito Isee da 25mila euro. A Verona, il tributo dal 2018 al 2019 è rimasto invariato, mentre in seguito è sempre stato ritoccato all’insù, passando dai 188 ai 217,7 euro del 2023 (+3,24% nell’ultimo anno). A Treviso negli ultimi 12 mesi, il costo è rimasto stabile a 263 euro; idem a Vicenza, a 212,9 euro. A Belluno, lo stesso nucleo di persone versa 178 euro (+5,65%), l’importo più contenuto del Paese; a Padova, 248,7 euro (+3,62%); a Venezia l’incremento è del +3,59% in un anno.
Diversa la situazione se il paragone si sposta su scala nazionale, con un esborso medio annuo di 330,9 euro (+1,66%) e in conto di oltre 300 euro a utenza già cinque anni fa. Tornando in Veneto, dal 2018, invece, l’imposta è salita del +5,6% a Belluno, del +13,10% a Padova, del +12,57% a Treviso, del +1,14 a Vicenza. Resta fuori Rovigo, in cui è in vigore la tariffa puntuale (Tarip): in questo caso il calcolo Uil è stato condotto in base agli “svuotamenti minimi” dei contenitori di rifiuti. La spesa per utenza domestica schizza a 408,6 euro annui, in progressione del 61,34% rispetto alla cifra richiesta nel 2022 e del 50,66% se il confronto è sul 2018. Anche Pordenone, nel vicino Friuli Venezia Giulia, si è optato sempre per la Tarip, ma i bollettini sono più leggeri: l’anno scorso la richiesta è stata di 185,7 euro (-0,28% sul 2022; + 1,02% in cinque anni).


