Targhe estere, la rivolta rumena contro la stretta
di Maurizio Caprino
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Multe, proteste, code alla Motorizzazione, contratti fasulli e vetture riportate in patria, anche mettendole su bisarche. E persino un caso internazionale, con una richiesta d’incontro dell’ambasciatore rumeno al governo italiano. Sono le prime conseguenze della stretta contro i furbetti delle targhe estere, entrata in vigore una settimana fa. Le sanzioni sono fioccate sin dalle prime ore e la voce si è sparsa tra le comunità di stranieri, soprattutto dell’Est Europa, che finora - per sfuggire alle multe e risparmiare su bollo e assicurazione - hanno circolato in Italia con la targa del loro Paese d’origine anche quando possiedono una vettura acquistata nel nostro Paese.
Le sanzioni fioccano perché la stretta sull’esterovestizione dei veicoli - contenuta nella versione convertita in legge del decreto sicurezza (Dl 113/2018) - si applica in modo semplice: fermato un veicolo con targa straniera, bisogna solo verificare che il guidatore risiede in Italia da più di 60 giorni e se non si rientri in uno dei casi di esenzione dalle sanzioni (leasing o noleggio a lungo termine in corso con società non italiane o comodato di un’impresa estera a un suo dipendente o collaboratore residente in Italia). C’è anche questa facilità fra le cause della solerzia che le forze dell’ordine stanno mostrando nel contrastare il fenomeno.
La situazione
Finora non ci sono statistiche ufficiali sul numero di sanzioni comminate dai vari organi di polizia. Ma da varie parti d’Italia (soprattutto Veneto ed Emilia-Romagna, dove storicamente il fenomeno è più diffuso e per questo provoca il risentimento degli italiani) arrivano giorno dopo giorno notizie di persone fermate e multate.
Circolando in queste zone, salta all’occhio una minor presenza di targhe straniere, perlomeno nei pressi dei principali centri abitati. Nelle campagne è più facile vederne ancora, ma magari solo parcheggiate nei cortili dei casolari dove vivono gli stranieri che lavorano come braccianti, in modo da essere al riparo dalle sanzioni.
Fonti qualificate riferiscono di bisarche cariche di veicoli con targa rumena in viaggio sulle autostrade del Nord. È quindi probabile che alcuni, per non farsi multare, abbiano scelto di costituire gruppi per pagare le spese di trasporto sul mezzo pesante.



