Talassemia: 7mila pazienti in Italia, cure e sangue al centro delle priorità
Le nuove terapie avanzate aprono prospettive inedite ma richiedono modelli organizzativi adeguati per non amplificare le disuguaglianze sul territorio
di Susanna Barella* e Raffaella Origa**
2' di lettura
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La talassemia, classificata tra le malattie rare, continua a rappresentare una sfida rilevante per la sanità pubblica. In Italia si stimano almeno 7.000 persone affette, la maggior parte delle quali con forme trasfusione-dipendenti: i sintomi compaiono nei primi mesi di vita e richiedono trasfusioni ogni 2-3 settimane e terapia ferro chelante quotidiana, con un impatto significativo sulla qualità della vita.
Grazie ai progressi della ricerca, in larga parte sviluppati nel nostro Paese, la malattia è passata da rapidamente fatale a condizione cronica gestibile. L’aumento dell’aspettativa di vita ha però reso i bisogni assistenziali più complessi e continuativi, mentre l’attenzione sul loro impatto sanitario ed economico si è progressivamente ridotta.
Accesso disomogeneo sul territorio
Persistono criticità strutturali: disomogeneità territoriali, accesso non uniforme ai servizi e mancata piena operatività di strumenti fondamentali di governance. Tra questi, il Registro Nazionale di Patologia, istituito nel 2017 presso il Centro Nazionale Sangue, non è ancora attivo. Analoga situazione per la Rete Nazionale delle talassemie e delle emoglobinopatie, istituita nel 2023, che dovrebbe garantire coordinamento e omogeneità assistenziale, e l’assenza di un PDTA nazionale.
Restano inoltre aperte criticità storiche: la disponibilità non sempre adeguata di sangue per le trasfusioni, il limitato coinvolgimento delle nuove generazioni nella donazione e il progressivo invecchiamento dei donatori.
Il progetto Blood & Beyond
Le nuove terapie avanzate aprono prospettive inedite, ma richiedono modelli organizzativi adeguati. Il rischio è che l’innovazione proceda a velocità diverse sul territorio, amplificando le disuguaglianze.








