Tajani: «Chiediamo all’Onu tregua olimpica per Milano-Cortina»
di Sara Monaci
3' di lettura
3' di lettura
MILANO - L’Italia propone una tregua olimpica per le guerre. Lo ha detto ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso del suo discorso di apertura alla XII Conferenza Italia - America Latina e Caraibi in corso a Roma. Il ministro ha annunciato che, in vista in particolare delle prossime Olimpiadi invernali di Milano e Cortina del 2026, l’Italia chiederà una “tregua olimpica” per tutti i conflitti in atto. Le Olimpiadi invernali partiranno a febbraio del prossimo anno, data entro la quale la diplomazia internazionale punta comunque a trovare soluzioni più stabili. Ma in assenza di pace, il ministro anticipa che chiederà uno stop alla guerra «sia per il Medio Oriente che per l’Ucraina». Una tregua che purtroppo durerebbe solo due settimane. Inoltre si tratta di un gesto simbolico, visto che generalmente le tregue olimpiche non vengono rispettate: la storia è piena di conflitti ignorati nonostante questo tipo di richieste. Nonostante questo l’Onu riafferma il principio della pace durante i Giochi. Il ministro Tajani lo ha ribadito ieri. Presenterà un testo preliminare a New York alle Nazioni Unite e poi partirà il negoziato, già in programma per il 16 e il 23 ottobre. «Ci auguriamo che i Paesi possano seguire questa iniziativa». Per quanto riguarda l’altra faccia delle iniziative diplomatiche legate allo sport, ovvero l’esclusione dei Paesi in guerra, va ricordato che la Russia non ha partecipato alle Olimpiadi di Parigi del 2024. O meglio: gli atleti sono intervenuti come atleti indipendenti, senza la loro bandiera e il loro inno. Stessa cosa avverrà durante le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina 2026. Anche la Fifa ha preso gli stessi provvedimenti per i Mondiali di Calcio. Si parla ora di una possibile riammissione della Russia alle Olimpiadi estive del 2028. Per quanto riguarda invece Israele, né il Cio né la Fifa si sono ancora espresse, nonostante dubbi e riflessioni. Tra una settimana si ripartirà da qui: almeno la richiesta di una tregua olimpica, seppur esigibile solo tra 4 mesi. Intanto ieri, a proposito di Olimpiadi invernali di Milano e Cortina, è stata la giornata dei sopralluoghi in uno dei luoghi più importanti per le competizioni, la Fiera di Milano, a Rho, dove si stanno ultimando i lavori per la realizzazione di un Ovale per la corsa di velocità sul ghiaccio, lo speed skating, una degli eventi più evocativi della manifestazione. Accanto sarà predisposta anche un’area per l’hockey femminile. I lavori stanno procedendo bene, a poco più di 100 giorni dai Giochi, e questo fa tirare un sospiro di sollievo alla città di Milano. La Fondazione Fiera Milano, proprietaria della struttura, ha investito 25 milioni, dando vita ad un’area utilizzabile poi per altri eventi, gestiti dalla controllata Fiera Milano spa. È qui che si è recato ieri il ministro dello Sport Andrea Abodi per un sopralluogo, accompagnato da Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano. L’impianto ospiterà circa 7500 spettatori. La prossima settimana ci sarà la posa del primo ghiaccio. «Qui tra poco più di un mese ci sarà un test event molto importante e quindi bisognerà rispettare i tempi», ha detto il ministro. Ieri sono state ricordate le altre opere in via di completamento a Milano: il Villaggio Olimpico che praticamente è stato consegnato; il Pala Italia, nel quartiere Santa Giulia, per cui ancora molto c’è da lavorare. Per la questione degli extracosti da riconoscere a entrambe le strutture Abodi ha detto che «più o meno abbiamo definito tutto e faremo in modo che entro il perimetro della finanziaria tutto si assesti definitivamente». Non meno importante la questione sicurezza, con il rischio di proteste che incombe anche sui Giochi per la partecipazione degli atleti israeliani. Il ministro ha ricordato che c’è un comitato per la sicurezza che si sta riunendo e «che determina poi il coordinamento del Ministero dell’Interno con il Ministero della Difesa e tutte le realtà dell’intelligence domestico e internazionale che collaboreranno con gli omologhi degli altri Paesi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA




