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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Un viaggio lungo ventisette ore, caratterizzato prima da riservatezza assoluta e misure di sicurezza imponenti, poi da durissime proteste diplomatiche condotte da Pechino ai massimi livelli istituzionali: quando la sera di venerdì 11 settembre la vicepresidentessa di Taiwan Hsiao Bi-khim arriva sul palco della Seconda Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia su invito della vicepresidentessa del Parlamento europeo Pina Picierno, le polemiche sul suo primo viaggio europeo sono ormai tra i titoli d’apertura in tutto il mondo. E per capire quanto sia cruciale Taiwan, poco dopo - secondo quanto riporta l’agenzia giapponese Kyodo - la Cina minaccia addirittura di cancellare il viaggio di Xi Jinping a Washington previsto per il prossimo 24 settembre se gli Stati Uniti provvederanno a ulteriori forniture militari all’isola. Mentre l’aereo di Stato taiwanese volava verso l’Italia lungo una rotta segreta, la Cina esprimeva la sua opposizione nei termini più netti possibili: «Abbiamo presentato solenni proteste nei confronti dell’Italia e dell’Unione europea per questo viaggio», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning. «Le autorità del Partito Democratico Progressista e certi loro politici, di sicuro, non si risparmiano i tentativi di attirare l’attenzione ovunque. Questo tipo di comportamento è deprecabile e, – in ultima analisi – del tutto inutile». La risposta è arrivata poco dopo: «Il Parlamento europeo e le nostre istituzioni libere e democratiche non si fanno dettare l’agenda né da Pechino né da Mosca. Ventotene è un luogo di libertà, di confronto e di democrazia», ha detto la vicepresidentessa Picierno, in polemica anche con la Commissione europea, che dopo le proteste cinesi ha ritirato il suo logo dalla manifestazione. Le tensioni intorno alla questione taiwanese non sono una novità, ma da mesi si registra un aumento costante: a dicembre, ad esempio, si sono svolte le più imponenti esercitazioni militari mai lanciate dalla Cina intorno all’isola, con tanto di simulazione di un blocco totale, e il lancio di missili carichi nelle acque di confine è diventato ormai una routine. Pechino, com’è noto, considera Taiwan alla stregua di una «provincia ribelle» da ricondurre sotto il controllo della Cina «con qualsiasi mezzo», e si oppone a qualsiasi viaggio all’estero di politici taiwanesi, ritenuti privi di ogni legittimità. Anche se figure istituzionali di Taiwan si recano periodicamente in Paesi europei che non riconoscono l’isola per consultazioni informali, un viaggio ufficiale come quello di Hsiao e l’incontro con un’istituzione europea come Picierno costituisce una grave offesa per il Partito comunista cinese.
Eppure, quando Hsiao sale sul palco della conferenza di Ventotene, ha l’aria flemmatica di chi è abituato a navigare tra le tensioni da decenni. Cinquantacinque anni, esile, risponde alle domande con voce ferma, richiamando prima di tutto il paragone diventato ormai logoro tra quello che è avvenuto in Ucraina e quanto potrebbe succedere in futuro a Taiwan, in caso di un’invasione cinese: «La situazione dell’Ucraina rappresenta un monito molto doloroso per noi», dice la vicepresidentessa. «Ci ricorda che dobbiamo fare di più per accertarci che Taiwan non diventi la prossima Ucraina. Per noi, la guerra non è un’opzione; dobbiamo fare di più per assicurarci che la pace prevalga». Hsiao spiega che per garantire la pace il governo taiwanese guidato dal Partito Democratico Progressista si è dato quattro pilastri: «Il primo consiste nell’aumentare ed estendere le nostre capacità di Difesa. Il secondo, nel continuare il rafforzamento della nostra posizione economica, incluso il mantenimento di un ruolo indispensabile nello sviluppo tecnologico su scala globale. Il terzo si manifesta nel perseguimento di partnership capaci tanto di mantenere uno status quo pacifico e stabile, come quello attuale, quanto di prevenire ribaltamenti unilaterali dello status quo attraverso la forza e la coercizione». Sul quarto punto è molto esplicita: «Nelle relazioni con l’altro lato dello Stretto manteniamo una posizione di principio, ossia che noi non lanceremo provocazioni, ma allo stesso tempo non chineremo il capo di fronte a pressioni volte a cambiare le nostre libertà e il nostro stile di vita». «Come governo, abbiamo la responsabilità di preservare, proteggere e difendere la nostra democrazia».
Taiwan è storicamente legata agli Stati Uniti dal Taiwan Relations Act, con il quale l’America – pur non riconoscendo direttamente l’indipendenza dell’isola – mantiene rapporti economici con Taiwan, riservandosi la capacità di forniture militari e anche l’ambiguità strategica di eventuali interventi in caso di aggressione. Ma se questa ambiguità ha svolto un ruolo di deterrenza, i comportamenti ondivaghi di Donald Trump non possono che ispirare qualche dubbio: il 24 settembre prossimo il presidente cinese Xi Jinping dovrebbe volare a Washington per un summit con il presidente americano e l’isola di Taiwan sarà uno dei temi centrali, sempre che proprio una nuova fornitura di equipaggiamenti militari americani non provochi la ritorsione cinese e la cancellazione del vertice. Taiwan, com’è noto, è riuscita a costruirsi un’importanza strategica fondamentale non solo per la sua posizione geografica, ma soprattutto per quella nel cuore della catena di approvvigionamento tecnologica globale, dove «l’isola ribelle» produce oltre il 60% dei semiconduttori mondiali e oltre il 90% di quelli più avanzati, rendendo il suo contributo indispensabile a tutte le tecnologie che usiamo ogni giorno e, ovviamente, anche alla corsa verso l’Intelligenza Artificiale. «Abbiamo attraversato un periodo molto intenso per rinegoziare con gli Stati Uniti gli accordi sui dazi, il commercio e anche sugli investimenti. Ma grazie ai nostri negoziatori, molto determinati e tenaci, siamo arrivati a un accordo accettabile sia per noi che per gli Stati Uniti. E continueremo a farlo, per espandere la cooperazione economica e tecnologica», dice Hsiao.
La vicepresidentessa non ha dubbi sull’importanza dell’appoggio strategico e militare statunitense: «Gli Stati Uniti continuano a essere il più importante partner di Taiwan sulla sicurezza. Questa è una partnership che prosegue da decenni. Gli Stati Uniti si aspettano che Taiwan, così come altri Paesi nell’Indo-Pacifico, e – ritengo – anche in Europa, si assumano maggiori responsabilità sul fronte della Difesa. Noi riteniamo che si tratti di aspettative legittime, perché siamo noi i principali interessati alla nostra sicurezza e alla difesa della nostra democrazia, e abbiamo poi un interesse comune con altri nella regione nell’assicurarci il mantenimento della stabilità». Ma Hsiao sa che la sua isola riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo tecnologico globale, e non intende sminuirlo nella partita dei negoziati con gli Usa: «Gli accordi raggiunti stabiliscono che Taiwan continuerà a contribuire alla catena di approvvigionamento globale nell’industria tecnologica e dei semiconduttori, e man mano che espanderà la sua presenza, gli Stati Uniti saranno un’importante destinazione per questi prodotti, così come l’Europa, il Giappone e altri partner che condividono gli stessi valori, per costruire insieme ecosistemi più forti e più resistenti».
Per Hsiao Bi-Khim, Taiwan ed Europa condividono diversi interessi: «Abbiamo un interesse comune nell’assicurarci che le divergenze vengano risolte pacificamente. Abbiamo un interesse comune nell’assicurarci che le aspirazioni democratiche siano rispettate e che i Paesi più grandi non decidano del futuro di Paesi più piccoli esercitando coercizione e minacce. Che si tratti di Ventotene o di Taiwan, penso che nessuna isola sia troppo piccola per far sentire la sua voce, e che non ci siano isole troppo piccole o società troppo piccole da non meritare rispetto». «Ecco perché per Taiwan è molto importante far parte di questa conferenza: se guardiamo al futuro, Taiwan e l’Europa stanno lavorando insieme per difendere quei valori che riteniamo importanti», conclude la vicepresidentessa di Taiwan. Al termine della Conferenza di Ventotene, quando l’aereo della delegazione taiwanese è già partito e la vicepresidente del Parlamento europeo ha ricevuto un invito ufficiale sull’isola, le polemiche per l’incontro non sono affatto sopite. «Vediamo una Europa che non è all’altezza di questo tempo», ha dichiarato Picierno in merito al ritiro del logo della Commissione dopo le proteste cinesi. «Questa è la ragione per cui lunedì presenterò un’interrogazione alla presidente Ursula von der Leyen, per conoscere le ragioni di tale scelta».