Fisco e buste paga

Taglio al cuneo, spunta l’ipotesi di estensione graduale fino a 40mila euro di reddito

Sul tavolo l’ipotesi a tre scalini: taglio contributivo fino a 20mila euro, detrazioni fiscali nella fascia 20-35mila (con gli stessi aiuti di oggi) e decalage nella fascia immediatamente successiva

di Marco Mobili e Gianni Trovati

MAURIZIO LEO VICEMINISTRO

3' di lettura

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Nella versione riveduta e corretta che sarà introdotta dalla prossima legge di bilancio il taglio al cuneo prova a cambiare pelle con un duplice obiettivo: diventare «strutturale» ma anche ridurre il carico sui conti previdenziali, per non metterne a rischio l’equilibrio a medio termine come sottolineato lunedì scorso anche da Bankitalia nell’audizione parlamentare sul Piano di bilancio. I due filoni, che si leggono in controluce anche nel Piano dei conti in cui la premessa firmata da Giorgetti parla di una «nuova fisionomia» per «gli effetti del cuneo fiscale», sono al centro di un fitto lavorio tecnico.

Decalage per redditi fino a 40mila euro

Che punta a un nuovo mix fra tagli contributivi e fiscali per mantenere gli stessi benefici in vigore quest’anno a chi ha una busta paga fino a 35mila euro lordi all’anno («Nessuno perderà un euro», ha assicurato Giorgetti alle Camere) e introdurre un decalage per evitare l’effetto soglia: un effetto perverso, che secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio 1.100 euro di reddito disponibile a chi supera di un solo euro il tetto dei 35mila lordi e di conseguenza alza un ostacolo imponente sulla strada dei rinnovi contrattuali, dal pubblico impiego ai metalmeccanici.

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La soluzione a questo intreccio di problemi, nelle ipotesi elaborate in questi giorni al dipartimento Finanze, viaggia su un doppio binario. Il taglio rimarrebbe contributivo per i redditi più bassi, fino a 20mila euro secondo le ultime tabelle, per poi trasformarsi in fiscale, con un aumento delle detrazioni per il lavoro dipendente. Fino a 35mila euro, come accennato, gli effetti sarebbero analoghi a quelli attuali, in media intorno ai 100 euro netti al mese. Poi partirebbe un decalage, piuttosto rapido per ragioni di risorse, che introdurrebbe il beneficio anche per i titolari di buste paga fra 35mila e 40mila euro, con benefici decrescenti all’aumentare del reddito imponibile.

Un decalage del genere sarebbe piuttosto rapido, ma in ogni caso migliorerebbe il quadro rispetto alla situazione attuale addolcendo quello che oggi è uno strapiombo, aperto a quota 35.001 euro di reddito lordo, e un pesante disincentivo a ogni incremento di guadagni per i tanti lavoratori dipendenti che si trovano in quella fascia. La novità interesserebbe circa 1,14 milioni di dipendenti secondo le ultime statistiche fiscali delle Finanze. I risultati di questo complesso cantiere dipendono ovviamente dall’architettura delle coperture per la manovra, che comincerà a mostrarsi martedì prossimo con il Documento programmatico di bilancio (Dpb) da inviare alla Commissione Ue con la griglia delle principali misure in arrivo e l’indicazione dei loro effetti finanziari. Dai numeri dipenderà la sorte anche dell’altra misura in via di trasformazione strutturale, cioè l’Irpef a tre aliquote: la sua replica è certa e costa circa 4,3 miliardi, ma in lista rimane anche l’ipotesi di un abbassamento, dal 35% al 33%, della seconda aliquota che chiederebbe altri 2,5 miliardi di coperture.

Architettura delle coperture e Irpef a tre aliquote

Tutto dipende dal quadro finale delle coperture, e dal contributo alla causa che riuscirà a dare il concordato preventivo biennale. Proprio questa variabile è destinata a mantenere la partita aperta fino a novembre, anche se ieri Giorgetti ha indicato per la data ufficiale del 20 ottobre l’arrivo in Parlamento della legge di bilancio (che poi può ovviamente essere integrata alla Camera, risorse permettendo).

Per spingere le adesioni all’intesa con il Fisco, come anticipato sul Sole 24 Ore, l’amministrazione finanziaria ha pre-calcolato il costo, leggero, dell’adesione alla sanatoria sul 2018-22 riservata a chi aderirà al concordato: i 2,7 milioni di autonomi soggetti agli Isa troveranno l’offerta lunedì prossimo nel loro cassetto fiscale. Il collegamento stretto fra il gettito attribuibile al concordato e l’assetto definitivo della manovra esclude a priori l’ipotesi di una proroga del termine di adesione, fissato al 31 ottobre: «Non è possibile - ha confermato ieri il viceministro all’Economia Maurizio Leo da Milano dov’è intervenuto all’evento nazionale di Fratelli d’Italia dedicato all’Economia - perché abbiamo dilatato al massimo i termini di presentazione della dichiarazione».

Ed è sempre Leo a confermare che alla variabile delle coperture è appesa anche l’evoluzione dei bonus fiscali sulla prima casa: «Potremmo tornare al 50%», ha detto il viceministro ricordando che senza nuovi interventi dal 2025 lo sconto scenderebbe al 36%, ma «non voglio promettere niente». Perché, prima, servono numeri certi.

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