Sony World Photography Awards

SWPA: l’indigena messicana Citlali Fabián è la fotografa dell’anno

Il premio Outstanding Contribution to Photography è andato a Joel Meyerowitz

di Stefano Biolchini

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Londra. Sono tutti volti di donne in bianco e nero, e il loro grido, la loro lingua e le loro battaglie senza voce compaiono simbolicamente come “graffiti” digitali istoriati a corredo: con questa serie dal titolo “Bilha, Stories of my Sisters” Citlali Fabián, artista digitale della comunità indigena messicana Yalalteca ha vinto l’edizione 2026 del Sony World Photography Awards.

Il prestigioso titolo di Fotografo dell’Anno 2026, che come ogni anno si svolge a Londra e che riunisce i migliori talenti della fotografia contemporanea, ha inteso così premiare il tema dell’identità e di come questa sia legata al territorio, alla migrazione e ai legami comunitari al centro del progetto della visual artist messicana. L’artista ha ricevuto un premio in denaro di 25.000 dollari (USD), una serie di attrezzature di Digital Imaging di Sony e l’opportunità di presentare una mostra personale all’esposizione dei Sony World Photography Awards 2027.

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Sono foto toccanti le sue, non propriamente classificabili secondo le linee più pure di quest’arte, ma in grado di narrare le storie di alcune donne simbolo delle comunità indigene di Oaxaca, in Messico, il cui impegno sociale ha generato un impatto significativo in una vasta gamma di ambiti, tra cui il diritto, la linguistica, l’arte e l’ecologia. Quel che più convince di questo lavoro è il porsi come modello in grado di ispirare le ragazze di una comunità che non ha “celebrità” riconosciute quali “stelle polari ” in grado di costituire per loro meta o, comunque, un punto di riferimento e approdo. Queste immagini di donne forti e combattive della loro etnia costituiscono dunque un vero e proprio modello con le loro esperienze di vita che le illustrazioni digitali a commento sottolineano e approfondiscono, conferendo loro una ulteriore dimensione quale voce e grido di testimonianza.

Monica Allende, presidente della giuria, commenta: «Attraverso il suo lavoro, Citlali Fabián riflette su questioni urgenti di visibilità e rappresentazione. In molte culture indigene, le storie vengono raccontate collettivamente, plasmate dalle conversazioni e dall’esperienza vissuta piuttosto che da una singola voce. Fabián porta questo spirito nella propria arte fotografica, lavorando a stretto contatto con ogni donna che ritrae. I suoi soggetti non vengono semplicemente fotografati, ma contribuiscono attivamente alla rappresentazione delle loro storie. Attraverso questo processo, l’artista mette in luce la presenza, la forza e i traguardi di donne che sono state spesso trascurate, dando loro la visibilità e il riconoscimento che meritano da tempo nel panorama sociale e culturale».

Fabián è stata selezionata tra i 10 vincitori del concorso Professional, annunciati durante la cerimonia odierna, insieme ai finalisti che si sono classificati al secondo e terzo posto in ciascuna categoria. Il programma della serata ha inoltre premiato i vincitori assoluti dei concorsi Open, Student e Youth. .

SWPA 2026: le foto più belle del premio che Sony dedica alla fotografia

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La mostra alla Somerset House di Londra

Giunti alla 19a edizione, i Sony World Photography Awards rappresentano il punto di riferimento per la fotografia a livello internazionale; un appuntamento imperdibile nel calendario culturale mondiale, che continua a scoprire e celebrare i fotografi che danno forma al modo in cui guardiamo il mondo. Nei concorsi di quest’anno sono state presentate oltre 430.000 immagini provenienti da più di 200 paesi e territori. La mostra dei Sony World Photography Awards 2026 è in programma alla Somerset House di Londra dal 17 aprile al 4 maggio e presenta oltre 300 stampe e centinaia di immagini su schermi digitali, oltre a una mostra speciale di Joel Meyerowitz.

Joy Saha (Bangladesh), Homes of Haor

Tra gli altri premiati per la sezione Architettura e design si segnala il lavoro di Joy Saha (Bangladesh), intitolato Homes of Haor che documenta in maniera davvero mirabile gli effetti del climate change sulle architetture di Ashtagram e Kishoreganj in Bangladesh: davvero notevole il suo lavoro!

Santiago Mesa (Colombia), Under the Shadow of Coca

La sezione Documentary Project ha invece incoronato quella che, a parere dello scrivente, è stata la serie più significativa, non soltanto per la portata del racconto - che senza strappi a corredo, e nel solco di una tradizione più che consolidata - ha fatto emergere con chiarezza adamantina la realtà sottaciuta dei coltivatori di coca, in particolare quelli del distretto rurale di Putumayo, nella Colombia del sud, per i quali questa attività continua a essere se non la sola, l’unica economicamente in grado di dar loro sostentamento. Santiago Mesa, con la serie Under the Shadow of Coca ha seguito in particolare le attività di questi contadini e famiglie la cui sussitenza dipende da questa economia illecita modellata dalla povertà, oltre che le attività dei membri del gruppo armato dei “Comandos de la frontera”, che controllano il territorio e il commercio della coca. Nonostante il tentativo di alcune famiglie di intraprendere coltivazioni alternative, questa realtà illecita resta l’unica vera fonte di sostentamento per queste comunità, i cui membri non sono trafficanti ma semplici campesinos, eredi di una tradizione agricola che fornisce loro un reddito marginale di sopravivenza, mentre sono i grupi armati i veri trafficanti a cui vanno i profitti derivanti dall’attività illegale. Le sue sono foto senza bisogno alcuno di sofistificazioni o interventi a commento: immagini nitide, in grado di documentare una realtà oscura che i media trascurano e il mainstream colpevolmente ignora.

Seungho Kim, A Portrait of the Most Average K-Parenting Today, Corea

Nella sezione Perspectives ha trionfato il Coreano del Sud Seungho Kim con le sue immagini ad altezza di bambino e di cane. Il suo A Portrait of the Most Average K-Parenting Today racconta di come in una Corea con un bassisimo tasso di natalità siano i cani, specie quelli di piccola taglia, a costituire il fulcro di molte famiglie. Con questa serie il fotografo pone bambini e cagnolini alle mediesime altezze, evidenziando il surreale di un mondo che in ogni caso tradisce le loro attese e bisogni reali, mentre trascrive in sottofondo la solitudine dei più in una società complessa dove i bambini sono ormai una rarità.

 

 

Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, The Faithful

Infine un altro fra i lavori premiati merita davvero di essere encomiato: gli italiani Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni hanno vinto nella sezione Portraiture con la loro serie The Faithful. La loro rappresentazione della fede, mostrata attraverso le immagini dei pellegrini in Piazza San Pietro, nelle giornate di commemorazione per la morte di Papa Francesco e nell’attesa del nuovo pontefice, sono un notevole esempio di come un atto di testimonianza del proprio credo assuma necessariamente anche le connotazioni tipiche di una “messa in scena” in un palcoscenico mediatico globale quale quello del sagrato della Chiesa Caput Mundi. I rosari, stretti fra mani congiunte e sguardi assorti, sono il veicolo di un credo che si esplicità in una ritualità densamente teatrale.

Iinfine il premio Outstanding Contribution to Photography è andato a Joel Meyerowitz: qui non ci sono commenti da fare, le sue foto iconiche meritano il silenzio, perché raccontano e fissano per sempre attimi del mondo.

Sony World Photography Awards 2026, Londra, Somerset House, fino al al 4 maggio

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