Lugano

Svizzera, vince il no al referendum per limitare gli abitanti a 10 milioni

L’iniziativa, voluta in funzione anti-immigrazione dalla Udc, partito della destra nazionalista, è stata respinta nella votazione popolare

di Lino Terlizzi

Le relazioni tra la Svizzera e l'Unione Europea, pedine degli scacchi con bandierine Alamy Stock Photo

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Lugano - Il no in Svizzera all’iniziativa per un tetto di 10 milioni per la popolazione è un passaggio rilevante, che sgombra il campo dal rischio concreto di un duro colpo alle relazioni con l’estero e in particolare con l’Unione europea, quindi anche con l’Italia. L’iniziativa, voluta in funzione anti-immigrazione dalla Udc, partito della destra nazionalista, è stata respinta in votazione popolare con una percentuale che era di circa il 54% quando mancava ormai molto poco alla chiusura delle operazioni di spoglio.

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Il no, sostenuto dai partiti di centro e di sinistra, oltre che dalle associazioni delle imprese e dai sindacati, ha quindi completato la rimonta. Su un tema divisivo come l’immigrazione, infatti, la Udc secondo molti sondaggi era partita in vantaggio. Poi, durante il percorso, hanno riacquisito peso le posizioni che indicavano i lati negativi dell’iniziativa, sia in politica sia in economia.

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Come hanno votato i Cantoni

Le grandi città e la Svizzera di lingua francese hanno dato un contributo rilevante alla vittoria del no. Nella Svizzera di lingua tedesca, grandi città a parte appunto, il sì ha trovato più spazio. Nella Svizzera di lingua italiana, in Ticino ha vinto il sì seppur di misura (50,7%), mentre nei Grigioni (che contano su una minoranza italofona) ha vinto il no con il 51,5%.

Nella Confederazione elvetica tutti i partiti maggiori fanno parte del Governo e quindi ne fa parte anche l’Udc, che ha dovuto però registrare il no della maggioranza del Governo stesso alla sua iniziativa. Lo stesso dicasi per il Parlamento nazionale, i cui due rami si sono pronunciati, ad ampia maggioranza, per il no all’iniziativa. Ma sull’immigrazione gli equilibri nell’elettorato non coincidono esattamente con gli schieramenti dei partiti e dunque il timore era che ci fosse nonostante tutto una prevalenza di sì. L’esito del voto (con una partecipazione del 58% circa) è stato invece favorevole al no.

I numeri della popolazione

La Svizzera ha circa 9,1 milioni di abitanti, con una percentuale di residenti stranieri, nella gran parte europei, pari al 27%. Dal 2002 la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni, soprattutto attraverso l’immigrazione. Il numero di immigrati è legato al mercato del lavoro, sia le imprese private sia le strutture pubbliche (quelle del settore sanità in particolare) hanno infatti bisogno di forza lavoro estera.

La destra nazionalista voleva limitare la popolazione residente, stabilendo che questa non potesse superare i 10 milioni prima del 2050. Raggiungendo i 9,5 milioni prima di questa data, ci sarebbero state già alcune misure restrittive; a quota 10 milioni, poi, la Svizzera avrebbe dovuto denunciare le intese internazionali, andando a colpire soprattutto l’Accordo sulla libera circolazione con l’Unione europea, mettendo di fatto in discussione anche gli altri Accordi bilaterali con la Ue e la partecipazione alle intese di Schengen e Dublino su sicurezza e asilo.

Soddisfatti i partiti di centro e di sinistra

I partiti di centro e di sinistra esprimono soddisfazione, la vittoria del no non è molto ampia ma è chiara e viene evitato il rischio di una Confederazione capofila in Europa di una nuova onda anti-immigrazione, con riflessi negativi sia nei rapporti politici internazionali, sia in campo economico, per i partner ma anche per la Svizzera.

 Economiesuisse, la maggior associazione delle imprese elvetiche, ha accolto con favore il rifiuto dell’iniziativa sul tetto a 10 milioni di abitanti. Diplomaticamente, l’associazione, pur ribadendo il suo appoggio alla libera circolazione, afferma peraltro che occorrono anche un utilizzo migliore del potenziale della manodopera locale e un’applicazione coerente del diritto di asilo.

Economiesuisse comunque indica che l’elettorato sostiene la via bilaterale con l’Unione europea e che la strada ora è aperta a ulteriori consultazioni sui Bilaterali 3 con la Ue, su capitoli politici ed economici. Si tratta di un nuovo pacchetto di accordi messo a punto da Berna e Bruxelles, che si aggiunge ai due precedenti e che sta pure facendo discutere in Svizzera. La maggioranza di Governo e Parlamento si è mossa sin qui per l’approvazione dei nuovi Bilaterali, mentre la Udc si oppone. Anche su questo gli elettori svizzeri saranno chiamati a esprimersi. L’esito è incerto, ma è certo che se avesse vinto il tetto di 10 milioni tutta la costruzione delle relazioni con la Ue sarebbe stata di fatto già messa in discussione. Mentre ora, pur restando non facile il confronto sia in Svizzera sia con Bruxelles, la via bilaterale resta in piedi.

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