Lavoro

Svimez, più rinnovabili per spingere l'occupazione al Sud

Il raggiungimento dei target PNIEC, con 27 GW di asset green nel Mezzogiorno, genererebbe al 2030 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila under 35, trattenendo competenze e laureati sul territorio, grazie alla richiesta di profili professionali altamente qualificati

di Cheo Condina

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La transizione energetica rappresenta un’opportunità occupazionale senza precedenti per il Sud Italia. Secondo lo studio Svimez-A2A, il raggiungimento dei target fissati dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima), in particolare sulle rinnovabili con la realizzazione di 27 GW nei prossimi cinque anni, genererebbe al 2030 circa 73mila nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno, di cui 15mila destinati a giovani under 35. Questo processo permetterebbe di trattenere competenze e laureati sul territorio, grazie alla forte richiesta di profili professionali altamente qualificati e ben retribuiti, invertendo finalmente la rotta dell'esodo giovanile verso l'estero o il Nord.

Il ruolo centrale del Mezzogiorno nella sfida nazionale

Il Mezzogiorno non è più soltanto un’area geografica da sostenere, ma si sta confermando come il vero motore della crescita occupazionale italiana. Tra il 2021 e il 2024, il Sud ha trainato l'incremento degli occupati a livello nazionale con un aumento dell'8%, una performance superiore sia alla media italiana (+6,1%) che a quella del Centro-Nord (+5,4%). Proprio in questa cornice di dinamismo, il ruolo di player industriali come A2A diventa fondamentale per trasformare il potenziale energetico in ricchezza sociale e stabilità economica.

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Come sottolineato dal Direttore Svimez Luca Bianchi: «Il destino della transizione energetica nazionale dipende dal Mezzogiorno: senza il Sud non raggiungeremo i target di decarbonizzazione, ma senza la transizione il Sud perderà la sua occasione di sviluppo qualitativo». Gli fa eco l'amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, evidenziando la necessità di concretezza strategica: «Per trasformare il potenziale del Sud in realtà, occorre accelerare sulla messa a terra di progetti maturi: la transizione non è solo un obiettivo climatico, ma un'infrastruttura di cittadinanza che crea lavoro qualificato e valore condiviso sui territori».

Qualità del lavoro per fermare l'esodo

Nonostante i dati positivi sui volumi occupazionali, il mercato del lavoro meridionale presenta un paradosso strutturale che rischia di vanificare gli sforzi compiuti. Sebbene l'occupazione giovanile sia cresciuta di 101mila unità e 3 nuovi occupati su 5 al Sud siano laureati (una percentuale superiore al 45% del Centro-Nord), oltre il 57% di loro viene ancora assorbito da settori a bassa produttività. Il turismo, pur essendo il primo settore per impiego giovanile, spesso non offre percorsi di carriera adeguati alle alte competenze. Questo scollamento alimenta un esodo inarrestabile: tra il 2022 e il 2024, la media dei giovani che hanno lasciato il Mezzogiorno è salita a oltre 106mila all'anno, con un incremento delle migrazioni del 5,3%. La transizione energetica si pone come la soluzione naturale a questa emorragia di talenti. Al 2024, la capacità di rinnovabili al Sud ha raggiunto i 32,7 GW, segnando un +41% rispetto al 2021. Tuttavia, per centrare i target al 2030, è necessaria una sterzata decisa: servono 54 GW addizionali in Italia, di cui ben 27 GW (il 50% del totale) devono essere installati nel Mezzogiorno. In questo scenario, Sicilia, Puglia e Sardegna giocano un ruolo pivotale, essendo chiamate a garantire da sole 18 GW di nuova potenza complessiva.

Investimenti e ricadute: una mappa del futuro

La "materia prima" per questo salto di qualità esiste già. Ad agosto 2025, le richieste di connessione in fase avanzata — ovvero progetti con nulla osta o contratti firmati — ammontano a 80 GW a livello nazionale. L’aspetto rilevante è che l’88% di queste richieste (pari a 71 GW) si concentra proprio al Sud, con una prevalenza di impianti solari (41,3 GW) ed eolici. La realizzazione rapida di questi impianti, superando le lungaggini burocratiche, è la chiave per attivare investimenti massicci stimati in 30,5 miliardi di euro per il solo Mezzogiorno.

L'impatto occupazionale di questi capitali sarà rilevantissimo: oltre 73mila nuovi addetti totali, con ricadute regionali significative. La Sicilia è in testa con una previsione di 19.742 nuovi addetti, seguita dalla Puglia con 14.676 e dalla Sardegna con 12.876. Anche regioni come Campania (7.611 addetti) e Calabria (7.249) vedranno benefici importanti. Questi posti di lavoro, concentrati nelle utility, sono profondamente diversi dal passato: sono qualificati, stabili e già oggi mostrano una capacità di attrazione dei laureati superiore alla media, con un incremento del 47% di assunzioni qualificate nel primo semestre del 2025.

Garantire il "Right to Stay"

In definitiva, la transizione energetica deve diventare il perno di una visione programmatica più ampia, che utilizzi i 70 miliardi della politica di coesione previsti fino al 2030. Non si tratta solo di installare tecnologia, ma di costruire una strategia integrata che unisca energia, tutela della risorsa idrica e social housing. Solo trasformando questi segnali positivi in dinamiche strutturali si potrà finalmente garantire ai giovani il "right to stay": il diritto di restare e progettare il proprio futuro nella propria terra, mettendo le proprie competenze al servizio di un territorio che torna finalmente a produrre innovazione e valore per l'intera Europa.

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