Emergenza ambientale

Sversamento di idrocarburi nei Navigli a Milano: danni pesanti all’ambiente e alla fauna

Continuano le operazioni di prosciugamento per rimuovere le sostanze oleose. Autorità al lavoro per accertare le cause dell’incidente

Fascia di contenimento dei Vigili del Fuoco in Via Ludovico Il Moro. Sversamento Olii esausti nel Naviglio Grande e in Darsena. Sabato 5 settembre 2026. Milano, Italia. (foto Stefano Porta / LaPresse) LAPRESSE

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Continuano gli accertamenti per individuare le cause dello sversamento di idrocarburi, probabilmente gasolio, avvenuto venerdì 4 settembre nel Naviglio Grande a Milano. Le prime segnalazioni hanno identificato una grande macchia oleosa, che ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco e i tecnici dell’Arpa nella zona di Pontevecchio di Magenta.

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L’intervento per arginare lo sversamento

Durante le operazioni sono stati mobilitati anche gli agenti delle polizie locali dei Comuni attraversati dal Naviglio. Inizialmente alcune dighe galleggianti sono state posizionate vicino ad Abbiategrasso, a Trezzano sul Naviglio e a Corsico, mentre la chiazza si spostava verso Milano. Nel capoluogo lombardo sono state successivamente installate delle barriere per bloccare la macchia in espansione. Le sette installazioni non hanno però bloccato del tutto lo sversamento, che a quanto sembra ha raggiunto una estensione di circa 28 chilometri ed è arrivata fino alla Darsena in centro a Milano. Gli interventi sono riusciti a bloccare almeno in parte gli idrocarburi ma una parte, seppur minima, si è riversata anche in tratti dei navigli che attraversano la città. Nella zona, molto frequentata anche dai turisti, si è diffuso un odore di olio esausto.

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Le operazioni di prosciugamento

I vigili del fuoco hanno spinto la chiazza oleosa verso un punto di raccordo in via Conchetta a Milano, all’incrocio tra l’alzaia Naviglio Pavese e via Darwin. Qui è infatti presente una chiusa in cui bloccare e prosciugare quanto più possibile la sostanza. L’obiettivo è limitare l’impatto della contaminazione sull’irrigazione. Durante le operazioni sono state disposte barriere profonde per intercettare il più possibile le alghe impregnate di idrocarburi e anche dei rotoli di materiale assorbente in superficie. L’operazione è sostanzialmente riuscita e ha permesso di evitare una vasta contaminazione della Darsena e del Naviglio Pavese.

Le manovre proseguono fuori da Milano, lungo il corso del Naviglio Grande, del Naviglio di Bereguardo e del Naviglio Pavese. Per precauzione sono state chiuse le bocche che alimentano le rogge irrigue, così da evitare possibili contaminazioni delle coltivazioni risicole e delle aree naturalistiche del Parco Agricolo Sud Milano. «Fin dalle prime ore abbiamo messo in campo uomini e mezzi per contenere la propagazione della sostanza lungo il sistema dei Navigli - afferma Alessandro Rota, presidente del Consorzio Est Ticino Villoresi -. Stiamo intervenendo sulla Darsena e a Gaggiano e abbiamo chiuso le bocche delle rogge irrigue per tutelare le coltivazioni risicole e le aree naturalistiche del Parco Sud. Il presidio proseguirà fino al completo superamento della criticità».

I danni all’ambiente

«Il danno è sicuramente grande, con conseguenze pesanti alla fauna ittica e non solo e sarà necessario un grosso intervento per risanare il più possibile», ha dichiarato all’Ansa il direttore del Parco del Ticino Claudio De Paola. «Ci sono danni alla biodiversità, con uccelli contaminati. La Lipu ci ha informato che stanno cercando di trattare un cigno imbrattato - ha aggiunto -, e ci risulta che il Consorzio Villoresi abbia incaricato una società specializzata in bonifiche»

Anche Regione Lombardia sta seguendo le operazioni, in raccordo con gli enti e i soggetti coinvolti. Arpa Lombardia ha effettuato il prelievo di campioni della sostanza, che sono stati inviati ai laboratori dell’Agenzia per le analisi necessarie a determinarne l’esatta natura. Per la disponibilità degli esiti saranno necessari alcuni giorni. «La situazione è costantemente monitorata e il fenomeno risulta in via di esaurimento - dichiara Gianluca Comazzi, assessore al Territorio e Sistemi verdi della Regione Lombardia -. In queste ore la priorità è proseguire con le attività di contenimento e di pulizia, recuperando anche quanto è riuscito a superare lo sbarramento di San Cristoforo. Attendiamo gli esiti delle analisi di Arpa per conoscere con precisione la natura della sostanza sversata».

Le possibili cause

Secondo le prime ricostruzioni, lo sversamento potrebbe essere stato provocato da lavori di scavo, con la perforazione di una condotta. «Stiamo lavorando per capire cosa sia successo», ha detto in un video pubblicato su Facebook il vicesindaco di Magenta, Simone Gelli. «Si sta cercando di capire di che natura siano questi idrocarburi, non solo per risalire ai colpevoli, ma anche per mettere in essere tutte quelle attività che possano bloccare tutte le sostanze che sono state sversate».

I primi accertamenti hanno ricostruito che l’origine dell’incidente, avvenuto a Ponte Nuovo di Magenta, durante un intervento alle fognature. Quelle sostanze, tuttavia, non avrebbero dovuto esserci in quel punto. Anzi, l’intervento pare sia scattato proprio per il ripristino della rete fognaria bloccata. Ora si lavora per capire da dove sia giunto il grande quantitativo oleoso. Nei pressi della zona si trova anche un’area industriale dismessa, l’ex Saffa, chiusa nel 2002 e oggetto di una grande bonifica nell’ambito di un rilevante progetto edilizio. La parte di bonifica relativa all’area Saffa a Boffalora sopra Ticino è già stata completata con la rimozione di 120mila metri cubi di macerie e fanghi inquinati dal sottosuolo. Quella nella porzione di Ponte Nuovo è in fase di avvio. A complicare lo scenario un incendio è anche divampato nell’ex Saffa di Ponte Nuovo di Magenta, in via Reno de’ Medici, nella notte tra mercoledì e giovedì.

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