Migranti

Naufragio in area Sar libica: 80 dispersi, salve 32 persone

Save the Children: Pasqua di dolore nel Mediterraneo

Aggiornato alle 8:00 di lunedì 6 aprile 2026

foto simbolica . ANSA/ZUHAIR ABUSREWIL ANSA

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Trentadue migranti sono stati salvati, in area Sar Libica, dalla Guardia costiera italiana. Recuperati anche due cadaveri. I migranti, pakistani, bengalesi ed egiziani che erano a bordo del barcone sono stati trovati in mare aperto. L’imbarcazione, partita da Tripoli, si è rovesciata e i migranti sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere soccorsi. Alcuni dei 32 sopravvissuti, fatti sbarcare a Lampedusa in stato di forte choc, hanno raccontato di essere partiti “in 110”. Sarebbero un’ottantina le persone finite in mare e annegate.

«Siamo partiti in 110». Lo raccontano alcuni dei 32 sopravvissuti, giunti a molo Favarolo a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in acque Sar libiche. Le acque Sar (“Search and Rescue”) sono aree marittime definite internazionalmente in cui uno Stato ha la responsabilità di coordinare le operazioni di ricerca e salvataggio di vite umane. Stabilite dalla Convenzione di Amburgo (1979), queste zone si estendono spesso oltre le acque territoriali fino a quelle internazionali.

Loading...

Sarebbero dunque un’ottantina (Mediterranea Saving Humans, in un post su X, parla di “oltre 70”) le persone finite in mare e annegate prima che giungessero i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide. Le ricerche di possibili dispersi, come indicato dai superstiti, sono in corso e le operazioni sono coordinate dalla Guardia Costiera libica. Mediterranea Saving Humans parla di “ennesimo naufragio, non di una tragica fatalità, ma conseguenza delle politiche dei governi europei, che rifiutano di aprire canali d’ingresso legali e sicuri”.

Trentadue migranti sono stati salvati

 I militari hanno recuperato anche due cadaveri. I pakistani, bengalesi ed egiziani a bordo sono stati trovati in mare aperto. Il barcone di 12-15 metri con il quale erano salpati da Tripoli, Tajoura, si è rovesciato a 70 miglia dalle coste libiche e i profughi sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere intercettati e soccorsi. Le foto aeree, scattate nel momento in cui è stato dato l’allarme, hanno ripreso il naufragio.

Save the Children: Pasqua di dolore nel Mediterraneo

“Nel giorno di Pasqua, che per molte persone rappresenta un tempo di rinascita e speranza, ci troviamo invece a piangere nuove vite spezzate al largo della Libia. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte. Secondo quanto riportato, non è ancora noto il numero dei dispersi né se tra loro vi siano minori”. Così, in una nota, Save the Children, presente con un team a Lampedusa e operativo operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti, tra cui un minore”.

“Dal 2014 sono quasi 34.500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 800, e tra loro ci sono anche molti bambini: oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni - afferma l’ong - L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso continua a costringere migliaia di persone a intraprendere rotte sempre più pericolose, lasciando il salvataggio al caso o alla buona volontà dei singoli Stati”.

E ancora: “Finché non verranno attivate vie sicure e un sistema strutturato di soccorso, continueremo ad assistere a tragedie che potrebbero essere evitate. Save the Children ribadisce la necessità di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, nel pieno rispetto dei diritti umani, attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e garantire che le imbarcazioni impegnate nel salvare vite, siano esse Ong o mercantili, non vengano ostacolate”.

Mons. Perego (Cei): “Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne a loro”

“Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte”. Mons. Carlo Perego, presidente della Commissione Cei sull’immigrazione, nonché presidente della fondazione Migrantes, racconta all’Adnkronos tuto il suo sdegno dopo il nuovo naufragio. “Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne a loro, alle persone in fuga dalle guerre combattute anche con le nostre armi. Alcuni si meravigliano e si irritano perché parliamo di morte, di diritti negati in questa Pasqua. Sono gli Erode della comunicazione e della politica”, il j’accuse.

“Speriamo che l’Europa alzi gli occhi sul Mediterraneo e finalmente - dice Perego - tuteli chi richiede asilo, con una missione europea nel Mediterraneo e la cessazione degli accordi con la Libia, dove, gli stessi che fermano e trasportano nei campi le persone in fuga nel Mediterraneo sono gli stessi che lucrano mettendoli in mare. Il caso Almasri lo dimostra. L’Italia e l’Europa sono incapaci di tutelare invece gli interessi dei migranti in fuga, sempre più numerosi da dieci anni a questa parte e sempre più soli. È una vergogna”.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti