Superbonus, allerta massima: controlli per nove crediti su 10
La convenzione 2026-2028 tra Mef ed Entrate punta a passare al setaccio gli importi ceduti per bloccare le frodi in anticipo
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L’attenzione sul superbonus resta altissima. Non resterà un episodio isolato l’operazione con la quale l’agenzia delle Entrate ha bloccato, se si considera il bilancio ai primi tre mesi dell’anno, 4,1 miliardi di euro di crediti collegati alla maxiagevolazione, maturati nel corso del 2025. Anche nei prossimi tre anni, infatti, saranno passati al setaccio quasi tutti i crediti fiscali che passeranno di mano: nove crediti su dieci, collegati ai bonus edilizi, saranno sottoposti a tre livelli di controlli. Ai quali, poi, potrebbero aggiungersene degli altri.
La convenzione triennale tra agenzia delle Entrate e ministero dell’Economia dedica un capitolo specifico alle cessioni di crediti nell’ambito delle misure di contrasto all’elusione e all’evasione fiscale: va ricordato che in qualche caso, infatti, questi possono essere ancora trasferiti. L’amministrazione finanziaria, allora, fissa una misura del valore delle comunicazioni di cessione di credito e di sconto in fattura che saranno «analizzate e verificate preventivamente».
Si tratta di un’analisi di rischio che riguarda, come detto, anche gli altri bonus edilizi. E che si articola in tre fasi: all’arrivo nella piattaforma informatica dell’agenzia delle Entrate delle comunicazioni c’è un controllo di coerenza interna e di completezza dei dati presenti nel documento trasmesso; entro cinque giorni dall’arrivo delle comunicazioni, si passa alle verifiche preventive, basate su indicatori di rischio predefiniti. Dopo questo passaggio sono individuate e sospese, per la durata di trenta giorni, tutte le comunicazioni che presentano profili di anomalia. Infine, le comunicazioni sospese vengono sottoposte a una verifica puntuale «con eventuale annullamento di quelle rispetto alle quali vengono confermati i profili di anomalia».
Da questa tagliola, secondo i target fissati dalla convenzione, passerà il 90% del valore totale dei crediti ceduti da qui al 2028: il livello di attenzione nei prossimi tre anni sarà altissimo. In pratica, quasi tutti i bonus edilizi oggetto di trasferimento saranno sottoposti a un controllo di qualità che, per la verità, non sarà l’ultimo. Perché è possibile che, per altre strade, si arrivi comunque a una verifica approfondita sulla bontà dei crediti. Potrebbe succedere, ad esempio, in caso di anomalie individuate in sede catastale, tramite la mappatura degli immobili fantasma, basata sulla «fotointerpretazione di immagini aeree anche mediante l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale», attualmente in corso (alla quale la convenzione fa riferimento). Oppure si potrebbe arrivare a un controllo tramite il monitoraggio delle variazioni catastali, sul quale ci sono in calendario 190mila lettere di compliance nel triennio (40mila sono previste solo quest’anno). Oppure, ancora, i controlli potrebbero arrivare alla fine di indagini e approfondimenti della Guardia di Finanza. L’idea è che, come già avvenuta per le comunicazioni 2025, ancora una gran parte di crediti potrebbe presentare anomalie e potenziali illeciti.
Di fatto un presidio ampio e articolato che punta anche a un altro traguardo. La convenzione cita anche la «realizzazione dell’Anagrafe dei titolari» in un disegno destinato a «una sempre maggiore fruibilità delle banche dati immobiliari sia per scopi tributari sia per attività di supporto agli enti territoriali, di gestione delle emergenze e salvaguardia del patrimonio immobiliare». Digitalizzare e integrare per conoscere, perché le informazioni sui dati immobiliari si prestano a una molteplicità di utilizzi anche per contribuire alle analisi del rischio su imposte erariali (come quelle dovute sugli affitti) o ai tributi locali (dall’Imu alla Tari), mettendo in quest’ultimo caso a disposizione il patrimonio informativo agli enti territoriali.








