Sulle orme di Olivetti Ivrea progetta il futuro tra industria, turismo e ambiente
L’ultimo rapporto della Fondazione Canavese2030 - Presidente Gea: «Un modello di innovazione sociale che si basa sulla coprogettazione»
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Un territorio, il Canavese, che ante litteram ha costruito, grazie all’esperienza olivettiana, un modello di sviluppo sostenibile e attento al sociale e che non ha smesso di interrogarsi sui temi legati all’impatto e all’inclusione. La Fondazione Canavese2030 ha presentato il suo rapporto sul Canavese e, contestualmente, fa il punto sul percorso di sviluppo disegnato per il territorio, con 179 progetti in campo, 16 macro-proposte e sei progetti infrastrutturali.
«È un modello di innovazione sociale che abbiamo chiamato Nuova Comunità - spiega Fabrizio Gea, presidente della Fondazione - che permette di lavorare in un’ottica di co-progettazione di territorio, coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini». Ogni anno la Fondazione organizza una Call for Ideas con le scuole, quella dell’anno scorso ad esempio se l’è aggiudicata il progetto del Sentiero delle Pietre bianche.
«L’anno prossimo lanceremo una iniziativa simile anche per le associazioni del territorio» aggiunge Gea. Mentre per i cittadini, tra il 2026 e il 2027 sarà avviata una nuova iniziativa di co-progettazione. Un territorio popolato da 400mila abitanti, che punta ad un modello di sviluppo condiviso e consapevole.
La sfida è tenere insieme e valorizzare i “giacimenti” Unesco, l’impronta industriale del distretto dello stampaggio a caldo, nell’Alto Canavese, l’eredità olivettiana, il parco del Gran Paradiso. In questi anni si è lavorato, lungo tre direttrici - progetti, pubblicazioni ed eventi - su temi come lo sport e il turismo, ad esempio, quali driver di sviluppo. «Nel turismo il nostro benchmark sono le Langhe - spiega Gea - territorio paragonabile al nostro ma con il quale ad esempio la forbice in termini di presenze turistiche continua ad allargarsi, sebbene il Canavese stia crescendo. Partiamo sempre dai dati e da un’analisi approfondita per provare a mettere in campo azioni efficaci, in collaborazione con Regione e Visit Piemonte». L’anno scorso tra arrivi e presenze il Canavese pesava per circa il 26% a confronto con le Langhe, quota che si è abbassata al 24% quest’anno. «L’ambizione è di puntare almeno a rappresentare il 50% del flusso turistico delle Langhe» chiosa Gea.
Rendere il Canavese un posto migliore nel quale vivere e lavorare è uno dei principi ispiratori di questo lavoro collettivo che confluisce nel Piano di Attuazione e che ha nella Guida Rossa al Buon Vivere - con le sue sessioni Mangiare, Bere, Dormire, Comprare, Artigiani, Prodotti, - uno strumento che bene interpreta parte dello spirito del lavoro avviato. Un piano, quello per il Canavese, che vede nel rilancio in chiave turistica un driver di sviluppo per un territorio riconosciuto, grazie alla sua architettura industriale, patrimonio dell’Unesco.



