Sul filo del 5G la frontiera dei servizi del futuro
di Andrea Biondi
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Entro il 2025 gli abbonamenti mobili al 5G supereranno i 2,6 miliardi nel mondo. E a quella data la nuova rete avrà coperto fino al 65% della popolazione e gestirà il 45% del traffico dati mobile a livello globale. I numeri dell’ultimo Mobility Report di Ericsson restituiscono algebricamente l’immagine di una rivoluzione attesa e sperata innanzitutto dall’industria delle tlc che con i nuovi servizi permessi dal 5G spera di poter far risalire la curva dei ricavi.
«Crescita economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale sono possibili grazie alla trasformazione digitale costruita sulle reti ultrabroadband in fibra e 5G», ha detto qualche giorno fa Pietro Guindani, presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni, in occasione dell’evento “5G Italy”. «La nuova frontiera dei servizi digitali – ha aggiunto – è già realtà dimostrata dagli oltre 150 servizi smart sperimentati dalle imprese di telecomunicazioni nelle 10 grandi città ove sono stati stretti rapporti di collaborazione con decine di imprese, amministrazioni pubbliche, università e centri di ricerca».
Le attese sul ritorno economico, e non solo, del 5G sono importanti. Come rilevanti del resto sono gli investimenti delle telco, a partire dall’acquisto delle frequenze (6,55 miliardi) fino alla costruzione delle infrastrutture di rete su cui, non a caso, si registra il progetto di società unica delle torri Tim-Vodafone, ma anche l’intesa fra Fastweb e Wind Tre.
Gli operatori però ci credono, confidando soprattutto sulla caratteristica “base” del 5G: non tanto la capacità di impattare sulla comunicazione fra persone (comunque Tim e Vodafone hanno lanciato le loro offerte commerciali consumer sul 5G, anche se in una manciata di città) quanto piuttosto quella di incidere sulla comunicazione fra macchine, grazie a velocità di trasmissione dei dati superiore ai 10 Giga al secondo; possibilità di veicolare una gran mole di dati; tempi di latenza (la risposta agli impulsi) nell’ordine di millisecondi.
Gli esempi di applicazione ormai non mancano, frutto di sperimentazioni che le telco stanno conducendo in collaborazione con partner istituzionali, università, aziende. Va detto che già prima dell’attribuzione delle frequenze a inizio ottobre 2018, gli operatori avevano iniziato a lavorare grazie a porzioni di spettro messe a disposizione dal Mise: Vodafone a Milano; Tim, Fastweb e Huawei a Bari e Matera; Wind Tre e Open Fiber a L’Aquila e Prato. E altre sperimentazioni erano partite in autonomia.


