Suez integra dissalatori e saline a Trapani

Emergenza idrica. Impianto pilota

di Giovanna Mancini

2' di lettura

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Ci sono voluti quattro anni di ricerca e ora, finalmente, il progetto SEArcularMINE, finanziato dall’Unione europea con 5,8 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon 2020, ha dato i suoi primi frutti: un impianto pilota per lo sviluppo di un sistema di approvvigionamento delle materie prime critiche (come magnesio, litio e cobalto) che è stato presentato a Trapani nelle scorse settimane. Un progetto ambizioso, che ha l’obiettivo di valorizzare le salamoie prodotte dai dissalatori (riducendo così l’impatto ambientale di queste infrastrutture sempre più strategiche per rispondere alla crisi idrica dovuta al riscaldamento globale), oltre a quello di produrre, come detto, risorse primarie per lo sviluppo industriale di cui però l’Europa è carente e quindi troppo dipendente da Paesi terzi.

Al progetto hanno lavorato 12 partner differenti tra università, centri di ricerca, pmi e aziende di nove Paesi europei e del Mediterraneo. Tra questi Suez, multinazionale francese specializzata nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti per l’accesso ai servizi integrati idrici e ambientali, che ha realizzato assieme all’Università di Palermo la valutazione tecnico-economica dell’integrazione tra impianto di dissalazione e salina, fornendo inoltre supporto all’industrializzazione di alcune tecnologie, come spiega Massimiliano Bianco, ceo di Suez Italy.

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Le tecnologie sviluppate da SEArcularMINE hanno diversi gradi di maturità e richiederanno ancora alcuni anni per essere implementate e arrivare allo stadio di industrializzazione e commercializzazione. Suez è riuscita tuttavia a raggiungere un buon livello di maturità sul proprio fronte, tanto che ha dato vita – sempre assieme all’Università di Palermo e alla start up ResourSeas – a un brevetto di economia circolare da applicare alla dissalazione dell’acqua di mare. Una sorta di di spin off di SEArcularMINE, che ha visto l’avvio nell’isola di Lampedusa di un impianto demo per il recupero di idrossido di magnesio e prodotti chimici da salamoie provenienti da impianto di dissalazione, per favorirne poi il riutilizzo nella filiera di potabilizzazione dell’acqua dissalata. «Alla fine di questo progetto sarà possibile utilizzare lo scarto del dissalatore per alimentare le saline e questo processo sarà industrializzato e commercializzato nelle nostre soluzioni tecnologiche» aggiunge Bianco. Un passo importante, dato che spesso le saline si trovano in aree geografiche caratterizzate da scarsità idrica, come la Sicilia. L’integrazione tra i due sistemi darà dunque la possibilità di garantire l’approvvigionamento di acqua potabile in queste zone, aumentando al tempo stesso la produttività e la circolarità delle saline.

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