Sud America, i ghiacciai fondono e la megasiccità avanzerà
Secondo nuovi studi, entro il 2100 i ghiacciai si fonderanno e non potranno più compensare i deficit delle piogge. Con impatti devastanti
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Per oltre un decennio, la megasiccità cilena, una siccità delle più lunghe e intense mai registrate in Sud America, è stata mitigata dai ghiacciai delle Ande. Fondendo a ritmi accelerati, hanno compensato parte del deficit di pioggia, evitando il collasso dei sistemi idrici urbani e agricoli. Ma un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth & Environment avverte che questa “scorta d’emergenza” è destinata a esaurirsi nel corso di questo secolo.
I numeri della crisi e il collasso di un sistema
La ricerca, condotta da Alvaro Ayala dello Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research (Svizzera) e un team di glaciologi e idrologi provenienti da istituti in Cile, Svizzera, Austria e Nuova Zelanda e a cui capo è Francesca Pellicciotti, dell’Istituto Austriaco di Scienza e Tecnologia (Ista), descrive una autentica perdita strutturale: un patrimonio idrico millenario che viene eroso più rapidamente di quanto possa rigenerarsi.
Secondo le simulazioni glacio-idrologiche che il team internazionale ha condotto su cento dei maggiori ghiacciai tra le latitudini 30°S e 40°S della catena andina, nelle prossime decadi e comunque entro il 2100 il volume glaciale potrebbe ridursi tra il 55% (scenario ottimistico) e il 78% (scenario pessimistico).
Durante la megasiccità in corso, il contributo di acqua da fusione glaciale è stato essenziale per mantenere un flusso idrico ridotto per le società e le economie a valle della catena montuosa.
Nel corso di una siccità i ghiacciai forniscono più acqua del normale: «Dove ci sono montagne e ghiacciai, la criosfera, cioè la neve e i ghiacciai, giocano un ruolo speciale. Sono delle riserve di acqua e diventano ancora più attive in caso di siccità: i ghiacciai producono acqua, molta più di quanta ne producano in condizioni normali perché c’è meno neve e il ghiaccio è più esposto. Quindi c’è più scioglimento glaciale», spiega Pellicciotti. In alcuni anni estremi, come il 2019, la fusione è addirittura aumentata del 390% rispetto al normale, compensando una pioggia ridotta del 66 per cento. Ciò significa però che in questi periodi le masse di ghiaccio fondendosi restringono ancora più rapidamente.




