La responsabilità scientifica del progetto è stata affidata ad Areté, The Agri-food intelligence company, società indipendente di ricerca, analisi e consulenza economica interamente specializzata sui settori agricoltura e food.
I dati dell’osservatorio evidenziano anche un altro aspetto: negli ultimi cinque anni è cresciuta l’estensione di superficie coltivata a biologico.
Nelle regioni del Centro Italia c’è il dato più alto, con una crescita pari a un +76,1% in Toscana (che porta a casa il terzo posto nella classifica nazionale). A seguire l’Abruzzo con il 58,2% e l’Emilia-Romagna con il 43,8%. Poi le Marche con il 39%. A percentuali molto basse (sia a livello territoriale sia nazionale) il Molise con il 14,8% e l’Umbria con il 13,3%.
Dall’esame del report, come rimarca Enrica Gentile, Ceo & Founder Areté Srl «emerge l’immagine di un settore in crescita, trainato da imprese strutturate e con alta propensione all’innovazione, impegnate su un mercato che a sua volta ha registrato una crescita costante negli ultimi anni. La forte connessione con i settori altamente innovativi dell’agritech e delle biotecnologie, degli input agricoli a più basso impatto, fa sì che queste imprese giochino un ruolo di primo piano nell’accompagnare l’agricoltura e le relative filiere nel percorso della transizione ecologica, e i dati evidenziano in modo chiaro questo progresso».
C’è poi un altro dato evidenziato dal rapporto, e riguarda l’incidenza del bio sulla superficie agricola utile. In questo caso la Toscana, con il 28%, è al terzo posto nella classifica nazionale e al primo in quella del Centro Italia. A seguire il Lazio con il 26% e le Marche con il 25%. Più in basso, con il 17% l’Emilia-Romagna, poi Umbria e Abruzzo con 16 e 15% sino al Molise con il 7%.