Studio Martini: luci e ombre sugli artisti italiani del dopoguerra
Prudenza negli acquisti da parte dei collezionisti: in calo Salvo e Boetti e la pittura Analitica, stabili Schifano, Dorazio, Gilardi e Accardi
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Per lo Martini Studio d’Arte il 2024 si chiude con un aggiudicato, diritti inclusi, di 6.132.813, -13% sul 2023, realizzato in due aste di Arte Moderna & Contemporanea - il top lot dell’anno è «Monochrome bleu sanstitre (IKB 326)», 1959 di Yves Klein che dalla stima tra 100-150.000 € è passato di mano a 187.500 €- che hanno registrato un tasso di venduto per lotto dell’81% e per valore. La percentuale di collezionisti internazionali che hanno comprato lotti è stata del 41%, provenienti da Stati Uniti, Francia e Germania. In questa intervista d Arteconomy Angelo Martini, Senior specialist di Martini Studio d’Arte, spiega com’è andato l’anno e fa qualche previsione.
Com’è andato l’anno?
«Il 2024 è stato un anno di flessione, in netta contrapposizione agli anni precedenti. Abbiamo assistito al calo delle quotazioni di molti artisti. Già nei primi mesi dell’anno si percepiva prudenza e cautela negli acquisti da parte dei collezionisti e questo si è protratto per il resto dell’anno. Se le percentuali di venduto sono rimaste alte, i volumi sono sicuramente scesi parecchio.
Quali settori e quali artisti sono in crescita e quali in calo?
Artisti come Salvo e Boetti, sicuramente sono gli artisti che hanno visto crollare i loro valori, anche del 50%. Anche la Pittura Analitica (Zappettini, Guarneri, Griffa, Cacciola, Cotani), ha subito un forte calo. Mentre per artisti come Schifano, Dorazio, Gilardi, Accardi, hanno retto bene il momento, consolidando le quotazioni del 2023.
Anticipazioni sul prossimo anno: previsioni?
L’andamento del 2025 sarà determinato dallo sviluppo della crisi politica mondiale. Senza una prospettiva di ottimismo, non credo che i mercati ripartiranno facilmente. Credo che il primo semestre 2025 sarà molto simile al secondo semestre 2024, per cui mi aspetto calma e prudenza sul mercato dell’arte.
La Francia e la Germania hanno legiferato e introdotto l’Iva ridotta al 5,5% e al 7% sugli scambi sull’arte applicata dal 1° gennaio. L’Italia non ha ancora deciso cosa fare, l’anno si apre con uno squilibrio fiscale sull’Iva significativo per voi operatori d’asta. Che implicazioni avrà per la vostra offerta di lotti l’Iva italiana sugli scambi al 22%? Che ripercussioni potrebbero esserci sui vostri clienti, sia venditori che acquirenti?
Il gap tra i paesi membri dell’Unione è diventato molto ampio, credo che sul discorso Iva, come anche su altre tematiche fiscali, dovremmo richiedere una politica economica comunitaria, altrimenti le disuguaglianze saranno troppo ampie. Credo, comunque, che non ci saranno ripercussioni molto importanti per le case d’asta come per le gallerie. Generalmente l’Iva è calcolata sul margine, ovvero sui diritti d’asta, mentre le gallerie che lavorano con il primo mercato, contano l’Iva sul prezzo dell’opera, è palese che la differenza e molto ampia.










