Verso il Cdm

Studenti stranieri in classe: sono 911mila

Già una circolare del 2010 ha previsto, con diverse eccezioni, una soglia del 30% di alunni non italiani in classe, ma è rimasta in larga parte inattuata. Pronta una norma

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La politica torna a discutere di studenti stranieri, e ieri, 20 settembre, la premier, Giorgia Meloni, ha riproposto il tema annunciando un «imminente Cdm» con una triplice stretta normativa: un tetto agli studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico, il divieto di burqa e niqab a scuola.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I numeri

Si tratta di questioni complesse e delicate. Partiamo dall’inquadramento della questione. Secondo la banca dati del Mim, aggiornata al 31 agosto 2025, gli studenti con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole sono 911.578, e rappresentano grosso modo il 12% circa del totale degli studenti (7,5 milioni). La presenza più numerosa di studenti stranieri è nelle regioni del Nord Ovest dove sono rilevati dal Ministro 349.150 alunni, il 38,3% del totale. A seguire troviamo il Nord Est, con 232.729, pari a poco più di uno studente straniero su quattro (25,5%). Secondo l’ultimo rapporto Ismu, poi, gli studenti non italiani hanno maggiori difficoltà anche perché si trovano in contesti svantaggiati: è più alto il rischio di dispersione implicita (che è al 22,5% contro l’11,6% degli italiani). Anche i risultati scolastici ne risentono: l’Invalsi ha mostrato che gli studenti stranieri in terza media hanno punteggi inferiori di 22,6 punti in italiano e di 13,5 in matematica; proseguendo gli studi quello in matematica si cancella e resta in italiano, mentre nelle prove di inglese i non italiani hanno risultati migliori.

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La circolare Gelmini del 2010

Insomma, un tema delicato. In Italia esiste già da tempo un numero limite di studenti stranieri per classe. In base a una circolare del gennaio 2010 del ministero dell’Istruzione all’epoca guidato da Mariastella Gelmini, il numero di alunni stranieri con una ridotta conoscenza della lingua italiana non deve superare il 30% degli iscritti in ogni classe e in ogni scuola, anche se poi possono esserci delle deroghe.

Insomma, è una sorta di raccomandazione. E così c’è chi l’ha rispettata, ma c’è stato anche chi non c’è riuscito, anche per via della folta presenza di stranieri nel territorio.

Del resto, allora come ora, la difficoltà fondamentale a rispettare “tetti” l’ha sintetizzata molto chiaramente il capo dei presidi, Antonello Giannelli: «Mettere un tetto alla presenza degli stranieri nelle classi è complicato perché le famiglie scelgono la scuola del quartiere e non possono essere messe alla porta se in quella zona c’è un’alta concentrazione di immigrati». Un principio, questo della prossimità, che se non rispettato - spiegano gli esperti della materia - potrebbe ledere il diritto allo studio che è un principio costituzionale. Insomma, ha aggiunto Giannelli: «In termini didattici la questione è fondata e condivisibile ma è difficile trovare una soluzione tecnica».

L’idea del governo dell’intervento legislativo

Per rendere un po’ più cogente il tetto, e quindi superare la circolare del 2010, il governo Meloni è pronto a intervenire per via legislativa ribadendo che la presenza straniera nelle classi deve essere più equamente distribuita.

Oltre al tetto per gli studenti stranieri, si sta ragionando sulle lezioni di italiano obbligatorie per i genitori degli studenti stranieri che non vanno bene a scuola (a occuparsene dovrebbero essere i Centri per l’istruzione degli adulti sparsi lungo la penisola, i cosiddetti Cpia) e il divieto di burqa negli istituti scolastici.

Le altre norme già in vigore

Si tratterebbe di un ulteriore pacchetto normativo. Con l’avvio del nuovo anno scolastico si è completato infatti il potenziamento del sostegno agli alunni stranieri, a cominciare da quelli neoarrivati in Italia. Il primo step dell’intervento, messo in campo da Giuseppe Valditara, ha previsto nelle scuole attività di potenziamento didattico in orario extra-curricolare a valere sulle risorse di cui al Programma nazionale «PN Scuola e competenze 2021-2027».

Dal 2025/26 si è affiancato un docente dedicato al potenziamento dell’italiano per stranieri nelle classi dove i nuovi arrivati in Italia siano il 20% o più. Grazie a una modifica introdotta in Parlamento, il prof aggiuntivo scatterà anche laddove gli studenti stranieri non siano in possesso delle competenze linguistiche di base (almeno pari al livello A2). I “nuovi” docenti di italiano sono circa mille, di cui 751 per il primo ciclo (primaria e medie).

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