Musica

Strumenti musicali, il business in Italia torna a crescere

Dismamusica: nel 2025 le vendite dirette si sono attestate a 350 milioni, +1,5% sull’anno precedente

di Francesco Prisco

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Ci sono dentro i professionisti - alcuni dei quali dal prossimo 24 febbraio calcheranno il palco del Festival di Sanremo - e i ragazzi che frequentano le scuole, i collezionisti che sono big spender per definizione e la vastissima platea degli appassionati, i «dopolavoristi» della musica.

Il giro d’affari degli strumenti musicali qui in Italia nel 2025 rimbalza e si attesta sui 350 milioni di ricavi diretti. Che, se sommiamo anche le vendite online realizzate dalle grandi piattaforme estere di e-commerce (specializzate e non), si allargano a quota 420 milioni. Queste le prime stime sull’annualità appena conclusasi formulate da Dismamusica, l’associazione di categoria di distributori e artigiani di settore aderente a Confcommercio.

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Per i dati ufficiali occorrerà attendere ancora diversi mesi, dal momento che le aziende sono alle prese con la chiusura dei bilanci, ma «il sentiment degli operatori fa riferimento a un incremento del giro d’affari dell’1,5% sulla performance del 2024», dichiara Raffaele Volpe, presidente di Dismamusica e managing director di Yamaha Music per l’Italia. «Il momento che attraversiamo è sicuramente complesso, ma colpisce il grande dinamismo che in questi anni, tra eventi avversi non di poco conto come la pandemia e il balzo del costo delle materie prime, le aziende hanno saputo dimostrare».

Se consideriamo il sellout, infatti, nel 2024 il settore ha mosso 342,5 milioni di giro d’affari, una performance in calo del 2,2% sull’anno precedente, come riporta lo studio effettuato da Format Research per Dismamusica. Un calo che arrivava a seguito dei due anni consecutivi di crescita (+3% tra 2021 e 2022 e +8% tra 2022 e 2023) del dopo Covid, non determinati tanto da un aumento delle vendite, quanto piuttosto dalla dinamica ascendente dei prezzi legata alle materie prime.

D’altra parte è implacabile il trend storico sui negozi al dettaglio che erano 1.059 nel 2015 e sono 798 a fine 2024, per un calo del 24,6 per cento. «L’impatto dell’e-commerce», continua Volpe, «è stato importantissimo: la concorrenza di prezzo ha rivoluzionato le abitudini di chi compra strumenti e, di conseguenza, anche le strategie di mercato». E, quando si parla di e-commerce nel settore, il riferimento è soprattutto a Thomann e Amazon, le cui vendite verticalizzate sull’Italia non sono visibili, ma si stima che insieme qui da noi muovano qualcosa come 70 milioni. Tenendo dentro il commercio attraverso i canali tradizionali e le vendite online, la stima del valore di mercato proveniente dall’acquisto di strumenti musicali, impianti audio e prodotti deejay secondo Dismamusica nel 2024 arriva ad attestarsi sui 417 milioni, con un calo sull’anno precedente ancora più consistente (-4,7%).

Anche rispetto a questo dato, una volta disponibili i numeri del 2025 dovremmo assistere a una crescita di circa un punto percentuale. «È interessante notare», prosegue il presidente, «come le aziende della distribuzione tradizionale hanno risposto ai mutamenti di mercato. Chi è rimasto in pista, in questi ultimi dieci anni, ha diversificato in quattro direzioni: export, vendite online, noleggio e riparazioni».

Sul primo fronte, le vendite all’estero nel 2024 si sono attestate sui 21,9 milioni (+0,2%). Online i soli distributori tradizionali, qui in Italia, hanno messo in moto un giro d’affari da 71,5 milioni (+13,5%). «Numerose imprese», spiega Volpe, «hanno capito che il web, oltre che una minaccia, poteva rappresentare un’opportunità. E allora hanno aperto canali di vendita online». Il noleggio di strumenti musicali, secondo Dismamusica, muove altri 47 milioni «e ci troviamo dentro», sottolinea il presidente, «il noleggio di strumentazione professionale, nel caso dell’organizzazione di eventi dal vivo, ma anche quella da studio, già da tempo molto diffusa per i pianoforti». Quanto ai riparatori, sono passati da essere 164 nel 2015 a quota 297. Completa il quadro il business della vendita della cosiddetta “musica stampata” (spartiti e tabulati) che in Italia vale 29,8 milioni.

«I problemi sul tavolo sono noti», dichiara Volpe. «Come settore chiediamo al legislatore tre cose: una misura contributiva per l’acquisto, a sostengo delle famiglie con ragazzi iscritti a licei musicali e conservatori, la riduzione dell’Iva sugli strumenti allo stesso regime che vige per i libri e», conclude il presidente, «l’attivazione di veri corsi di strumento nelle scuole italiane».

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