L’audizione al Senato

Streparava: «giù i costi dell’energia, stop ai vincoli di stabilità»

Il presidente di Confindustria Brescia: «Tagliare le accise non basta. Stupiti dalla rigidità di Bruxelles davanti alla crisi».

di Luca Orlando

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Un intervento deciso a favore dell’industria, per contrastare le difficoltà del momento.

E’ la richiesta del presidente di Confindustria Brescia Paolo Steraparava, in un’audizione sui dl fisco e accise alla commissione Finanze del Senato. «Sul decreto taglia accise - ha spiegato - comprendiamo l’urgenza dell’intervento e ne conosciamo la finalità: contrastare fenomeni speculativi, alleggerire temporaneamente il rincaro dei carburanti, tutelare i cittadini e tutelare l’autotrasporto in una fase di tensione straordinaria. Il punto è tuttavia che per il mondo industriale questo non basta».

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«Il problema vero non è solo il prezzo dei carburanti alla pompa e una riduzione delle accise di durata limitata, che può offrire un sollievo immediato ma non modifica la capacità di programmare investimenti, listini, contratti e produzione: il problema è il costo complessivo dell’energia per la manifattura».

In audizione

A sinistra, il Presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava

Streparava definisce «giusta e necessaria» la correzione su Transizione 5.0 fatta dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, dopo il taglio dei fondi per i progetti esodati che minava il rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni. «Le imprese hanno bisogno che quando viene annunciato qualcosa, sia scritto in modo chiaro, rapido e coerente. Indipendentemente dalla forma tecnica che è stata scelta, credito di imposta o contributo, il beneficio finale dovrà avere per le imprese lo stesso impatto economico e le stesse regole di cumulabilità».

Streparava auspica poi un’inversione di rotta a livello comunitario in termini di conti pubblici, permettendo di avere margini di manovra in un momento drammatico come quello attuale e condividendo la posizione espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

«In una fase straordinaria come questa, segnata da tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e rallentamento della domanda occorre anche una maggiore flessibilità di bilancio a livello europeo. Rimaniamo invece stupiti dalle reazioni di Bruxelles che ha frenato sull’ipotesi di sospendere le regole di bilancio segnalando che al momento non sarebbe giustificabile una tale misura. Se non è crisi quella che stiamo vivendo, non sappiamo quale sarà. Il grido di dolore dell’industria - conclude - non è una formula polemica, è il segnale di un sistema produttivo che continua a fare il proprio dovere ma che non può essere lasciato solo tra crisi internazionale, costi energetici non più sopportabili e vincoli comunitari disallineati alla realtà».

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