Borse, dividendi mondiali oltre i «rumori di fondo»: primo trimestre da record
di Maximilian Cellino
di Valeria Uva
4' di lettura
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Ingegneri, architetti, geometri e periti industriali. Anche i professionisti – oltre alle imprese e ai proprietari di case – fanno i conti con la fine del superbonus al 110 o al 90 per cento. Quando il 31 dicembre scorso si è chiusa – senza proroghe – la possibilità di sfruttare l’agevolazione nelle sue versioni più ricche, per i tecnici è terminata una stagione d’oro. Certo, i condomìni e gli edifici di un unico proprietario fino a quattro unità, se non hanno finito i lavori di efficientamento o messa in sicurezza antisismica entro il 2023, avranno ancora il 70% quest’anno e il 65% nel 2025. Ma lo scenario è cambiato.
La spesa del superbonus potrebbe arrivare a superare i 100 miliardi di euro in tre anni con la corsa finale alle ultime asseverazioni, in un mercato che ha generato oltre 400mila posti di lavoro in edilizia, compresi quelli nella progettazione. A cui bisogna aggiungere l’ulteriore spinta degli altri incentivi per il recupero edilizio (dal bonus ristrutturazioni del 50%, passando per l’ormai abolito bonus facciate del 90% fino ad arrivare al bonus barriere architettoniche del 75%, appena ristretto a scale, rampe e ascensori dal 2024).
Quasi un architetto su due (il 41%), secondo un sondaggio del Consiglio nazionale, ha “intercettato” lavori legati al 110%, mentre tre su quattro (il 75%) ha lavorato con uno qualsiasi dei bonus edilizi.
I risultati di questo coinvolgimento sono evidenti anche dalle dichiarazioni reddituali. «Nel 2021 il monte redditi degli iscritti ha segnato una crescita eccezionale mai registrata in precedenza (+34,8%) – si legge nel bilancio previsionale 2024 di Inarcassa – dovuta quasi per intero alla crescita del reddito medio (+31,2%)». A far registrare il balzo maggiore secondo l’ente di previdenza di ingegneri e architetti sono stati proprio questi ultimi. Un incremento che Inarcassa non esita a definire «certamente effetto dei bonus e delle misure fin troppo premianti, ma anche della ripartenza del settore edile».
Ancora meglio hanno fatto i periti industriali. La Cassa di categoria, l’Eppi, certifica un incremento medio dei redditi 2022 rispetto al 2020 del 61,4% e rispetto al solo 2021 del 26% che ha premiato in particolare le (poche) donne iscritte e i giovani under 35. Ottimistiche anche le previsioni dei geometri: per l’anno appena concluso la Cassa di categoria registra nel suo bilancio di previsione 2024 «un incremento dei redditi e del volume d’affari rispettivamente del 20% e del 14,4 per cento».