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Sanità
Stenosi aortica: i primi sospetti e come arrivare alla diagnosi anche con l’IA
E’ la patologia più comune delle valvole del cuore e il rischio cresce con l’età: riconoscere precocemente il difetto è fondamentale per cure su misura
E’ una regola per la medicina: la diagnosi precoce è il primo passo per affrontare al meglio un quadro patologico. A questo paradigma non sfugge la stenosi della valvola aortica, la più frequente malattia delle valvole cardiache, che spesso viene riconosciuta quando è già in fase avanzata. In futuro, però, un semplice elettrocardiogramma associato all’Intelligenza Artificiale potrebbe aiutare a individuare i soggetti a rischio ancora prima della comparsa dei sintomi. Il passo avanti su cui si confida non è certo da poco, visto che parliamo di una patologia subdola.
A proporre l’opportunità di una sorta di screening semplice, grazie al mix tra IA e tracciato elettrocardiografico, è una ricerca pubblicata sull’European Heart Journal che ha visto protagonisti un team di studiosi dell’Imperial College di Londra, dell’Imperial College Healthcare NHS Trust oltre che dell’Ospedale Zhongshan di Shanghai, coordinati da Arunashis Sau e Fu Siong Ng. Stando ai risultati, l’IA potrebbe identificare con buona approssimazione alterazioni molto precoci del cuore, cogliendo in anticipo persino alcuni segni che oggi vengono riconosciuti con l’ecocardiogramma. “Si tratta di una prospettiva molto interessante perché potrebbe consentirci di selezionare i pazienti da monitorare più attentamente e di arrivare prima alla diagnosi – è il commento di Italo Porto, direttore della Cardiologia dell’Irccs Policlinico San Martino AOM di Genova e ordinario presso l’Università del capoluogo ligure -. Oggi però la diagnosi precoce dipende ancora soprattutto dall’attenzione ai sintomi e dalla visita cardiologica».
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A cosa fare attenzione e chi è a maggior rischio
La stenosi aortica è una malattia spesso subdola. I primi segnali possono essere facilmente attribuiti all’età o alla stanchezza quotidiana: affanno durante gli sforzi, riduzione della resistenza fisica, vertigini, facile affaticabilità o palpitazioni. “Molti pazienti pensano semplicemente di essere invecchiati – osserva l’esperto -. In realtà il cuore potrebbe fare più fatica a pompare il sangue a causa di una valvola che si sta restringendo”. In tutti i casi, l’avanzare degli anni conta sulla salute delle valvole cardiache. L’età avanzata rappresenta infatti il principale fattore di rischio considerando che oltre i 75 anni la stenosi aortica interessa circa il 3% della popolazione. Ma non è l’unico elemento da considerare. Un incremento delle probabilità di sviluppare la patologia si può avere in presenza di ipertensione arteriosa, di diabete, di altre patologie cardiovascolari. Infine non va mai sottovalutato il ruolo negativo del fumo di sigaretta, che presenta un impatto specifico sul rischio di patologia valvolare.
Cosa succede al cuore e come si fa la diagnosi
La valvola aortica regola il passaggio del sangue dal cuore verso tutto l’organismo. Con il passare degli anni può andare incontro a calcificazione e irrigidimento, restringendosi progressivamente. Quando questo accade, il ventricolo sinistro deve lavorare sempre di più per spingere il sangue attraverso un’apertura sempre più stretta. Nel tempo possono comparire insufficienza cardiaca, il conseguente scompenso e quindi una riduzione della qualità di vita. Purtroppo, a fronte di questo percorso bisogna ricordare che il cuore in qualche modo tende ad “adattarsi”: la valvola può impiegare anni o anche decenni per restringersi, anche per le calcificazioni che si creano con l’età, è quindi il cuore tende a lavorare di più per compensare il difetto, con il risultato che a volte la persona non ha sintomi, oppure ha solo disturbi poco significativi, per anni.
Ecocardiogramma esame decisivo
Per questo è importante arrivare presto anche perché nonostante la malattia possa essere difficile da riconoscere nelle fasi iniziali, la diagnosi è relativamente semplice. Durante la visita il medico può rilevare un caratteristico soffio cardiaco all’auscultazione. A quel punto l’esame decisivo è l’ecocardiogramma. “L’ecocardiografia resta comunque il gold standard - conclude Porto-. “È un esame non invasivo che consente di valutare con precisione la gravità della stenosi e di programmare il trattamento più appropriato, oggi sempre più spesso eseguibile anche con procedure mini-invasive come la TAVI (ovvero l’impianto transcatetere della valvola, ndr.)”.
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