Automotive

Stellantis, a Mirafiori solidarietà dal primo settembre per 2.297 lavoratori

Cds fino a gennaio a Torino dove si produrrà la 500 ibrida. I sindacati chiedono un incontro urgente con il ceo e la ripresa del tavolo al Mimit

di Filomena Greco

Aggiornato alle 16.30 del 28 agosto

STABILIMENTO STELLANTIS MIRAFIORI

3' di lettura

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Dopo Termoli e Pomigliano, tocca a Mirafiori prolungare fino al 2026 i contratti di solidarietà per i lavoratori delle Carrozzerie, delle Presse, della Costruzione Stampi e dell’ex PCMA. Si andrà avanti dal primo settembre al 31 gennaio prossimo, per accompagnare la salita produttiva della nuova Fiat 500 ibrida, in linea dal prossimo autunno. Archiviata la pratica Maserati - la produzione di GT e GC si è trasferita nello stabilimento di Modena - Mirafiori punta sulla versione ibrida della 500 per mantenere i volumi nel sito industriale di Torino dove la stessa 500 bev sembra aver concluso il suo ciclo produttivo.

A Mirafori dal primo settembre scattano fino alla fine dell’anno i contratti di solidarietà alla Carrozzeria sulla linea della 500 Bev e sulla linea Maserati, alle Presse, alla Costruzione Stampi, al Mould Shop di Grugliasco e San Benigno Canavese. Sono interessati in tutto 2.297 lavoratori (2.043 operai e 254 impiegati e quadri. Lo rendono i sindacati che, in un comunicato unitario, parlano di nuovi sacrifici economici per i lavoratori e chiedono “l’assegnazione a Mirafiori di un nuovo modello da affiancare alla 500”.

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A Pomigliano, dove si producono la Panda e l’Alfa Romeo Tonale, la proroga per un anno dei contratti di solidarietà riguarda tutti i 3.750 lavoratori della fabbrica a partire dal prossimo 8 settembre, con una riduzione media dell’orario di lavoro fino al 75%. A spingere in questa direzione è il calo dei volumi produttivi che da quest’anno ha interessato anche lo stabilimento campano che ha chiuso il primo semestre dell’anno con una produzione in calo del 24% (resport Fim Cisl), del 15% se si considera la sola Panda, che rappresenta oltre la metà della produzione italiana.

I sindacati hanno ottenuto, in fase di definizione dell’accordo, la sottoscrizione di un verbale congiunto con la direzione aziendale per richiedere un incontro con la Regione Campania ed ottenere un sostegno al reddito. L’obiettivo è favorire la partecipazione ai percorsi formativi previsti nell’ambito del Cds, tema che verrà portato anche al tavolo ministeriale.

Un anno di proroga per i contratti di solidarietà è toccato anche ai 1.800 addetti di Termoli, dove si producono motori a benzina, mentre a Melfi i contratti di solidarietà sono in piedi fino a giugno 2026. Contestualmente si sta completando la riduzione di personale per 500 unità, a seguito del piano di uscite incentivate. Stessa situazione c’è nel polo di Cassino dove i Cds arrivano ad aprile del prossimo anno.

La situazione di difficoltà diffusa in tutti gli stabilimenti di assemblaggio di Stellantis ha spinto le segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici a chiedere di accelerare sul fronte politico e delle relazioni industriali. «La rinnovata richiesta di Stellantis di ricorrere a ulteriori ammortizzatori sociali in diversi importanti stabilimenti del gruppo conferma le gravi difficoltà di mercato che si sono manifestate lungo tutto il 2025» sottolinea Ferdinando Uliano, Segretario Generale Fim-Cisl.

«Riteniamo urgente - aggiunge - un primo incontro con il nuovo ceo di Stellantis, insieme alle Segreterie generali delle organizzazioni sindacali, finalizzato alla predisposizione di un vero e proprio piano industriale per l’Italia, capace di garantire nuove produzioni, consolidare gli investimenti e mettere in sicurezza stabilimenti e occupazione». E’ stata già sollecitata inoltre, ribadisce Ulianox, la convocazione «con la massima urgenza del Tavolo Stellantis al Mimit».

«È ora che Palazzo Chigi intervenga chiamando alle proprie responsabilità proprietà e amministratore delegato per un piano di ricerca, sviluppo e produzione in Italia» chiede il segretario della Fiom, Michele De Palma, che guarda con preoccupazione al «calo costante di quote di mercato di Stellantis in Italia e in Europa».

Serve, dice, «un piano di investimenti per la produzione e l’occupazione specifico per l’automotive» e definisce fallimentare la transizione dell’Unione Europea, «sia sul piano per l’automotive, sia sul piano per l’acciaio, come anche rispetto a quello che si sta determinando sul tema dei dazi. Corriamo il rischio di avere un problema occupazionale straordinario in Europa e nel nostro Paese.» conclude De Palma.

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