Mercato e Industria

Stellantis, i tanti e globali nodi da sciogliere

di Mario Cianflone

4' di lettura

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Sono tanti e intricati i nodi che il futuro ceo di Stellantis dovrà sciogliere, alcuni dei quali sono sul tavolo del Chief Operating Officer, Jean-Philippe Imparato, che mercoledì sarà al Mimit. Uno fra tutto la sovrapposizione tra marchi e la possibile vendita di brand che si stanno trasformando in rami secchi pesando sui conti. Marchi che l’ex numero uno Carlo Tavares ha ribadito a più riprese di non voler cedere.

Primo fra tutti Maserati, dove sembra di essere tornati al 2016 quando si parlava addirittura di una chiusura dello storico stabilimento di Modena. Nel 2020 tutto sembrava risolto, grazie ai 2.5 miliardi di euro investiti da Fca per il restyling dell’impianto modenese (costato 800mila euro), l’impianto di Grugliasco a pieno regime, l’Innovation Lab con oltre 1.100 persone al lavoro e un piano prodotti faraonico a partire dalla MC20 battezzata come la nuova Era del Tridente. Secondo i vertici Maserati entro cinque anni (annuncio a dicembre 2020 quindi post prima ondata di covid), sarebbero state lanciate 20 novità di cui 13 modelli inediti. Nella realtà l’impianto di Grugliasco è stato chiuso, l’Innovation Lab smantellato, lo stabilimento di Modena ha recentemente segnato un -75% di produzione, i nuovi modelli si sono limitati a 5 invece di 13 (MC20, MC20 Cielo, Grecale, Granturismo e GranCabrio) e il progetto Folgore full electric è un vero e proprio flop. Da quasi 23.500 auto vendute in Europa nel 2018 alle 7.900 del 2023.

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Il declino di Abarth è evidente, con la 500 Abarth elettrica ormai diventata un meme su quattro ruote a causa dei numeri ridicoli come le 14 immatricolazioni ottenute nei primi tre mesi del ’24 su un totale di 117 al primo novembre.

E proprio il futuro di Abarth, numericamente irrilevante ma simbolico, dipenderà dall’utilizzo delle piattaforme dedicate alle “piccole”. Ad oggi la piattaforma Smart Car (una derivazione economica della francese Cmp e nata grazie anche agli ingegneri indiani di Tata Consulting che hanno messo mano all’oggetto originariamente sviluppato con Dongfeng) è diventata la base di partenza delle compatte di Stellantis, nell’attesa della risoluzione del nodo Stla Small pronta a debuttare nel 2026 sulla Peugeot 208 prodotta in Spagna per poi diventare la base di molti altri futuri modelli ora realizzati su CMP2 come le “polacche” Alfa Romeo Junior, Jeep Avenger e Fiat 600. Su Stla Small si baserà la futura generazione di Fiat 500 (tutta nuova, non quella attuale elettrica di Mirafiori in corso di modifica) per farla diventare mild hybrid e ridare fiato alla fabbrica.

La Small è l’ultima delle 4 piattaforme unificate “born electric” e multi energia di Stellantis. Le altre sono Medium (che ha debuttato a Sochaux su Peugeot 3008 e sarà usata anche a Melfi su DS N.8, Lancia Gamma e futura Jeep Compass) Large (lanciata negli Usa ma pronta ad arrivare a Cassino per dar vita alla seconda generazione di Alfa Romeo Stelvio e Giulia) e Frame per i pick-up e i suv Usa. Infatti, non va meglio dall’altra parte dell’oceano, con il crollo della redditività e un malcontento generale del mercato nordamericano che ha contribuito in maniera significativa all’uscita di scena di Carlos Tavares.

Le vendite in calo a causa dei prezzi eccessivi e problemi di stock elevati hanno mandato in sofferenza il marchio di Detroit, pronto a compiere 100 anni nel 2025. Come per Chrysler anche Dodge ha mostrato forti sofferenze e critiche nel mercato nord americano, con stock importanti della Dodge Hornet, ovvero l’Alfa Romeo Tonale in versione americana. E non stupisce il ritorno di Tim Kuniskis, che aveva lasciato la guida di Dodge e Ram lo scorso maggio perché in contrasto con la strategia scelta da Tavares. Situazione migliore scendendo sotto l’equatore, dove Fiat continua a segnare ottimi numeri sul mercato brasiliano registrando il volume annuale più alto nella storia del segmento dei pick-up, con oltre 182 mila unità immatricolate e una quota effettiva del segmento del 42,8%, dove la Fiat Strada è leader con oltre 128 mila unità vendute.

Se in Brasile il tema dell’elettrificazione è ancora secondario, non lo è in Europa dove il nodo gigafactory è ancora tutto da risolvere per Stellantis. Recente l’annuncio di una joint venture con la multinazionale cinese Catl per una gigafactory a Saragozza (Spagna), con un investimento complessivo da 4,1 miliardi di euro. Situazione diversa per Termoli, con Acc (la joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e Total Energies) dove i piani di realizzazione verranno confermati nel corso del primo semestre 2025.

Confermata invece la produzione di modelli Leapmotor in Europa, inizialmente negata da Tavares. Leapmotor International, denominazione della joint venture (dove Stellantis detiene il 51% grazie a un investimento di 1,5 miliardi), commercializzerà in nove paesi europei il suv elettrico C10 e la compatta a zero emissioni T03 e in futuro si potrebbero vedere veicoli con tecnologia Erev (Extended-Range Electric Vehicles) prodotta in Cina.

tornando all’italia, resta il nodo di Pomigliano con la vecchia Fiat Panda, alias Pandina, che resterà in vita fino al 2029 e in linea Alfa Romeo Tonale e Dodge Hornet, che invecchiano su una piattaforma ex Fca ormai fuori sincrono nel gruppo.

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