Stellantis: Brain, Cockpit e Drive, come funzionano le nuove piattaforme software
Software fatto in casa vuol dire mantenere la propria identità di marca anche nell’era delle smart car
di Mario Cianflone
3' di lettura
I punti chiave
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Dalle lamiere ai bit, dai pistoni al silicio. Stellantis ora scommette sul software che è ormai diventato asset strategico di tutti i grandi gruppi automotive dopo averlo ignorato e snobbato e ora si trova ad affrontare la sfida epocale dell’auto elettrica digitalizzata. Con tre piattaforme software (e hardware) il gruppo guidato da Carlos Tavares risponde a operazioni come Software Republique di Renault, Cariad di Vw o la spinta sul software di Daimler che punta a un suo sistema operativo (Mb.Os) per contrastare anche Google e il suo Android Automotive. E software fatto in casa vuol dire mantenere la propria identità di marca anche nell’era delle smart car.
Le tre piattaforme
Le piattaforme annunciate da Stellantis si chiamano Stla Brain, sistema centrale digitale di controllo vettura, Stla Cockpit per l’interfaccia utente e l’infotainment e Stla Drive per la guida da automatizzata. Queste architetture rappresentano l’equivalente digitale delle quattro piattaforme meccaniche (powertrain e autotelaio) Stla Small, Medium, Large e Frame per le future auto elettriche dei 14 brand del gruppo .
Partiamo da Brain che rappresenta, appunto il cervello dell’auto, l’elemento di elaborazione centrale della vettura: un unico sistema operativo e un’unità centrale, che funge da server. In questo modo si riduce il numero di centraline e di chip necessari per compiere una determinata funzione.
Possibili aggiornamenti via Ota
Vantaggi? Meno chip, più integrazione e catena di fornitura gestibile e semplicità di montaggio. Del resto nell’era del chip shortage bisogna attuare strategie innovative (e in questo ambito Tesla è maestra). E qui c’è un altro punto chiave: l’aggiornamento Over The Air (OtA) come quello degli smartphone. Si tratta di una funzionalità importante perché permette ad esempio di migliorare con il tempo le prestazioni della batteria, di risolvere bug o implementare inedite funzioni software (magari con servizi a pagamento).
Fare upgrade via Ota non è uno scherzo, Tesla è stata pioniera ma il pubblico della casa californiana era fatto per lo più di pochi fan del tech ed è una cosa ben diversa sviluppare aggiornanti online affidabili per milioni di vetture usate anche da chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. E poi l’auto, nonostante lo storytelling dominante, non è uno smartphone, ma un oggetto, super tecnologico molto complesso che si muove e deve farlo in sicurezza.


