In attesa di Trump

Stati Uniti, crescita robusta sostenuta dai consumi privati

Ultimo trimestre in leggero rallentamento ma nel 2024 il Pil è aumentato del 2,8%. Conferme per la Fed che ha tenuto i tassi invariati in attesa di valutare le politiche della nuova amministrazione

di Luca Veronese

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell

3' di lettura

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L’economia degli Stati Uniti ha chiuso il 2024 in leggero rallentamento: lo sciopero dei dipendenti della Boeing ha contribuito a deprimere gli investimenti delle imprese, ma la spesa dei consumatori si è mantenuta robusta sostenendo una solida espansione, e offrendo conferme anche alla Federal Reserve che mercoledì ha deciso di mantenere invariati i tassi di riferimento.

Nel quarto trimestre dell’anno scorso - secondo la stima anticipata del Bureau of Economic Analysis del dipartimento del Commercio - il Pil americano è aumentato del 2,3% annualizzato: un incremento di poco inferiore alle attese che corrisponde a circa lo 0,8% nel confronto con le altre grandi economie, ed è comunque decisamente migliore del dato dell’Europa, ormai in stagnazione.

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Nei tre mesi precedenti, tra luglio e settembre, l’economia Usa aveva fatto registrare un’espansione del 3,1% (sempre annualizzato): il calo delle scorte spiega in parte la moderazione della crescita, sottolineando allo stesso tempo la forte domanda interna. La spesa dei consumatori, che rappresenta oltre due terzi dell’economia, è cresciuta infatti a un tasso del 4,2% (annualizzato) sostenuta da un mercato del lavoro resiliente. C’è stato invece a sorpresa un calo delle importazioni, ma il deficit commerciale è rimasto comunque a livelli record a dicembre.

Per tutto il 2024 la più grande economia del mondo ha sfidato le fosche previsioni di recessione dopo che la Fed aveva aumentato i tassi di 5,25 punti percentuali nel 2022 e nel 2023 per frenare l’inflazione. La crescita per l’intero anno passato è stata del 2,8% dopo il +2,9% nel 2023 e il +2,5% nel 2022: l’espansione è quindi su livelli ben superiori all’1,8% che la banca centrale considera il ritmo di crescita non inflazionistico.

Questo spiega perché la Fed sta adottando un approccio più misurato ai futuri tagli dei tassi. L’inflazione è tornata a salire lo scorso trimestre, con l’indice Pce - basato sui prezzi delle spese per consumi personali, esclusi cibo ed energia - in aumento a un tasso del 2,5% rispetto al 2,2% nel terzo trimestre.

Mercoledì la Fed ha deciso di lasciare il tasso di riferimento nell’intervallo del 4,25%-4,50%, dopo averlo ridotto di 100 punti base da settembre: il presidente Jerome Powell ha spiegato che l’economia «è complessivamente forte» e che non c’è la necessità di «avere fretta» nel ridurre il costo del denaro. La Fed ha in programma solo due tagli dei tassi quest’anno, in calo rispetto ai quattro che aveva previsto a settembre, quando ha avviato l’allentamento.

«I dati diffusi confermano che le politiche della Fed non sono state eccessivamente restrittive», afferma Will Compernolle, stratega macroeconomico alla Fhn Financial. «Quali che fossero i fondamentali economici alla fine dell’anno scorso, tuttavia, nuove politiche della nuova amministrazione potrebbero presto impostare l’economia su una nuova strada».

L’incertezza negli Stati Uniti riguarda infatti anche l’impatto economico delle politiche della nuova amministrazione repubblicana di Donald Trump: secondo molti economisti, i tagli alla tasse, i dazi sulle importazioni e le espulsioni di massa di immigrati, promessi e avviati dal nuovo presidente, potrebbero fare aumentare di nuovo le pressioni sui prezzi. Trump intende proteggere i posti di lavoro e l’industria nazionale ma - come ha sottolineato la Fed nei suoi verbali - già nel suo primo mandato l’aumento dei dazi aveva portato a un calo dell’occupazione e alla contrazione della produzione.

«L’economia è più forte di quanto sembri a prima vista, soprattutto se si escludono le scorte. Ciò - dice Eliza Winger di Bloomberg Economics - riflette un aumento della domanda da parte dei consumatori. E offre alla Fed un margine di manovra per essere più paziente sui tassi mentre valuta l’impatto delle politiche dell’amministrazione Trump».

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