Lo studio

Startup, Italia al 43° posto tra gli ecosistemi più innovativi

Il nostro Paese cresce ma ha ancora un gap rispetto ai competitor. A pesare soprattutto la carenza di incentivi al business e la burocrazia.

di Massimo De Laurentiis

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L’Italia non è un Paese per giovani, ma forse sta diventando un Paese per startup. Secondo l’Innovators Business Environment Index (IBEI) 2026, uno studio della società StartupBlink che misura i contesti più favorevoli allo sviluppo delle imprese innovative, il nostro Paese si colloca nella parte medio-alta della classifica mondiale.

La ricerca analizza 125 Stati, valutandoli in base a più di trenta parametri raggruppati in cinque categorie, tra cui la struttura finanziaria, il sistema di tassazione e l’infrastruttura digitale. In base a questi indicatori, un punteggio da 1 a 100 indica quanto è facile avviare e gestire un’attività innovativa. «Posso cominciare in modo facile? Posso operare in modo profittevole? Posso fidarmi del sistema?», si chiede il report nell’introduzione.

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La posizione dell’Italia

L’Italia si trova al numero 43 della classifica globale, e occupa la trentunesima posizione nel contesto europeo. «Il panorama italiano sta crescendo, nell’ultimo anno ad esempio c’è stata una crescita degli investimenti in venture capital in controtendenza rispetto agli altri paesi europei», spiega Giorgio Ciron, director di InnovUp, associazione che rappresenta l’ecosistema italiano dell’innovazione e ha contribuito all’IBEI 2026.

«Il fatto è che siamo partiti in ritardo e questo gap con i principali competitor pesa ancora», racconta Ciron. «Per recuperarlo dovremmo crescere molto di più, perché il mondo corre».

I punti di forza italiani

Fuori dalle top 20 complessive sia a livello mondiale che continentale, secondo il report l’Italia può comunque contare su alcuni vantaggi.

Tra questi, il punteggio per la forza del passaporto è tra i più alti al mondo. Vicini al punteggio massimo anche i parametri “apertura del commercio” e “disponibilità di strumenti finanziari”. Sotto quest’ultimo punto di vista, il nostro Paese risulta secondo al mondo insieme a Romania, Francia e Spagna.

Inoltre, evidenzia il Director di InnovUp, l’Italia ha università di grande livello ed è un importante bacino di talenti. Proprio per questo, è essenziale fare in modo che le competenze non si disperdano: «Le tassazioni agevolate dovrebbero concentrarsi sul rientro dei cervelli, che contribuirebbe a una crescita di lungo periodo», commenta Ciron.

Un altro punto di forza sono le eccellenze industriali italiane in settori come aerospazio, robotica, life science e agrifoodtech. «In questi contesti si coniuga l’eccellenza delle nostre filiere produttive tradizionali con l’eccellenza della nostra innovazione – sostiene Ciron – e da qui possono nascere ottime opportunità di crescita per i prossimi anni».

I PUNTI DI FORZA DELL’ECOSISTEMA ITALIANO

Parametri in cui l’Italia è più performante

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Le aree critiche

Non mancano i punti dolenti. Uno dei problemi più evidenti riguarda gli incentivi al business, area in cui il punteggio dell’Italia è di 43,800, ossia il numero 81 a livello globale. Peggio persino dell’Iran (47,361), che nella classifica complessiva è ultimo nel mondo.

A pesare è soprattutto la burocrazia. «Questo è un tema pervasivo in Italia – spiega Ciron – le startup operano nello stesso contesto di tutte le altre aziende, che da sempre si lamentano difficoltà burocratiche soprattutto nella fase di costituzione. Insomma, ci sono ancora dei colli di bottiglia che rendono più difficile fare impresa».

C’è poi un problema per quanto riguarda il “public procurement”. «La spesa pubblica italiana rappresenta la metà del Pil, ma le startup sono tendenzialmente escluse dagli appalti pubblici», spiega Ciron. Alcuni provvedimenti recenti mirano a intervenire proprio su questo. Nel settore dell’aerospace, ad esempio, il Ddl spazio prevede che il 10% dei subappalti sia riservato a startup innovative. Un modello che, secondo il Director di InnovUp, «andrebbe esteso anche a tutti gli altri settori strategici».

Il contesto globale

In cima alla classifica mondiale si trovano gli Stati Uniti, che combinano le dimensioni del mercato con una solida cultura imprenditoriale e un sistema favorevole alle imprese. Nella top 3 globale seguono a breve distanza Singapore e Regno Unito. A livello europeo, invece, la Svizzera è la prima dopo gli inglesi, e nella top 10 si trovano anche Paesi Bassi, Estonia, Irlanda e Bulgaria.

Per migliorare il posizionamento dell’Italia, Ciron suggerisce di prendere spunto dai punti di forza di alcuni competitor più avanti di noi: «Guardiamo con interesse la Francia, che ha una visione strategica e investe molto su campioni dell’innovazione come Newcleo o Mistral. Poi c’è il Regno Unito, dove è molto facile aprire un’attività e la finanza si rivolge alle startup. Infine c’è l’esempio di Paesi come Lituania, Estonia e Lettonia, che anche se piccoli hanno capito prima quanto fosse importante l’innovazione, ci hanno investito molto e oggi sono punti di riferimento».

Come migliorare

Ma quali sono le strategie più importanti per rafforzare la competitività del nostro ecosistema dell’innovazione? Secondo il Director di InnovUp, ci sono due strade da seguire: in primo luogo incentivare le aziende più grandi a investire e collaborare con le startup. L’altro punto cruciale è mobilitare il risparmio privato italiano, ancora poco sfruttato da questo punto di vista, verso l’economia reale e le nuove imprese.

«Oggi il cosiddetto “Scaleup Act” rende più conveniente investire in una startup rispetto a ristrutturare casa – conclude Ciron – quindi, al di là dei problemi che rimangono, è un momento favorevole per investire in innovazione».

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