Spread, possibile quota 230 con deficit e manovra
Sul costo del debito italiano pesa soprattutto il rialzo dei rendimenti globali, ma l’aumento del deficit può provocare fibrillazioni
di Marzia Redaelli
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I punti chiave
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Lo spread tra BTp italiani e Bund tedeschi decennali è di arrivato molto vicino ai 200 punti. Ben lontano dal picco oltre i 550 punti toccati il settembre 2011 con la crisi del Governo Berlusconi, ma di nuovo in un allargamento, che riflette un maggior rischio - l’altra faccia del rendimento più alto - e causa un aumento della spesa pubblica per interessi.
Lo spread è la differenza di rendimento espresso in punti base (cioè moltiplicato per 100, perché cento sono le unità di un punto percentuale) tra i titoli di Stato italiani che a dieci anni pagano poco meno del 5% e quelli tedeschi, che invece danno il 2,9%.
Cosa segnala lo spread
Quando si allarga, vuol dire che gli investitori danno meno fiducia al debito italiano. In questo periodo i motivi non mancano, visto che la manovra del Governo è sotto la lente della Commissione europea, la Banca centrale europea opera una politica monetaria restrittiva (meno liquidità e tassi più alti) e, ultimo argomento ma non meno importante, le condizioni finanziarie sono tirate a livello globale.
Gli esperti, però, non si agitano: lo scenario non è positivo per le obbligazioni nei prossimi mesi, ma non tanto da pensare a eccessive turbolenze.
Rischio Italia nella norma
Secondo Gabriele Foà, portfolio manager di Algebris global credit opportunities fund, lo spread è anelastico, cioè difficilmente si restringerà di nuovo verso i 160-170 punti e, viceversa, potrebbe allargarsi a 220-230 punti. Foà precisa che la fiammata recente si deve in gran parte al contesto dei bond a livello globale, perché il rialzo dei rendimenti su Bund e Treasury americani fa da traino al mercato obbligazionario internazionale.









