Musica

Spotify versa 165 milioni alla discografia italiana

Il rapporto Loud & Clear: cresce del 10% il contributo agli aventi diritto. Merito (anche) dell’aumento dei prezzi

di Francesco Prisco

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Cresce del 10% il valore delle royalties che Spotify paga all’industria discografica italiana: nel 2025 arrivano a quota 165 milioni. Merito del fatto che il mercato dello streaming musicale da noi è tutt’altro che saturo, certo, ma un po’ anche dell’aumento dei prezzi agli abbonamenti premium intervenuti a partire da settembre.

Sono i dati che emergono dall’ultima edizione del rapporto Loud & Clear che la piattaforma svedese leader nella distribuzione della musica digitale stila ogni anno e dal quale si evince che, a livello complessivo, la società fondata da Daniel Ek l’anno scorso ha corrisposto 11 miliardi al settore. Guardando al nostro orticello italiano, il valore del contributo 2025 appare triplicato rispetto a quello del 2019. Cresce del 10% anno su anno e quasi del 100% in due anni il numero degli artisti italiani ad aver superato la soglia di 1 milione di euro: sono oltre 20 nel 2025. I musicisti tricolori che hanno superato i 500mila euro nel 2025 sono, invece, più di 50.

Loading...

Poi c’è la crescita della cosiddetta «classe media»: gli artisti che hanno generato, solo su Spotify, oltre 50mila euro e oltre 100mila euro annui sono più che raddoppiati dal 2019. E i distributori indipendenti giocano un ruolo significativo in questo processo: circa il 40% delle royalties generate nel 2025 in Italia provenivano da artisti o etichette indipendenti, confermando come le piattaforme digitali permettano alla nuova generazione di creativi di pubblicare, promuovere e monetizzare la propria musica senza passare necessariamente per canali tradizionali.

La lingua italiana continua a esercitare appeal sul pubblico internazionale, tanto da risultare tra quelle a maggiore crescita su Spotify nell’ultimo anno: le royalties provenienti da brani in lingua italiana sono cresciute del 17% rispetto al 2024 e del 46% rispetto al 2023. Un trend nazionale, questo, che dialoga direttamente con quanto si osserva a livello globale: nel 2025, brani in 16 lingue diverse hanno raggiunto la Global Top 50 di Spotify, più del doppio rispetto al 2020.

L’italiano è dunque parte integrante di una «rivoluzione multilingue» della musica: non solo conquista un pubblico fedele nel nostro Paese, ma viene esportata e apprezzata in mercati internazionali. A confermare questa dinamica, oltre il 40% delle royalties degli artisti italiani nel 2025 proviene da ascoltatori fuori dall’Italia, mentre a livello globale si osserva come gli artisti vedano più del 50% delle proprie royalty provenire dall’estero già entro i primi due anni dal debutto.

Se la musica italiana conquista l’estero, mantiene però radici profondissime nel proprio mercato. Nel 2025, coerentemente con il quadro espresso dalle classifiche Top of the Music di Fimi NiQ, l’82% dei brani inclusi nella Daily Top 50 Italia proveniva da artisti italiani: è uno dei dati più alti in Europa.

«Vent’anni fa è stata fondata Spotify, in un momento storico in cui l’industria musicale era in severa contrazione. Oggi, ce lo dicono i dati, sono sempre di più gli artisti che generano royalties significative, sempre più Paesi esportano la propria musica all’estero, sempre più lingue e culture raggiungono un pubblico globale», commenta Adelechiara Nicoletti, head of Artist & label partnerships in Sud ed Est Europa di Spotify. «I dati mostrano che lo streaming non ha reso tutti famosi, ma ha certamente ampliato le opportunità rispetto al passato. Siamo felici di registrare la continua crescita del settore musicale italiano, e c’è un importante margine per crescere ancora».

Il rapporto tra i dati italiani e quelli globali evidenzia una convergenza: la musica italiana cresce economicamente, amplia il proprio pubblico internazionale e fa parte di un movimento di apertura linguistica e culturale che caratterizza lo streaming mondiale. Come ha dimostrato anche l’ultmo Half Time Show del Super Bowl di football americano, dominato dal portoricano Bad Bunny che ha cantato in lingua spagnola.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti