Spostamenti già in calo: contro i dubbi ecco i «semafori» delle uscite quotidiane
Italia divisa in tre fasce anche nei movimenti: i divieti generano incertezze e crescono i motivi legittimi (da autocertificare). I dati: a Milano flussi rallentati prima della zona rossa
di Marta Casadei, Michela Finizio e Marisa Maraffino
4' di lettura
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Restrizioni, coprifuoco, autocertificazioni: da venerdi 6 novembre, quando è entrato in vigore l’ultimo Dpcm per contenere i contagi da Covid-19, queste tre parole sono prepotentemente rientrate a far parte della quotidianità degli italiani. Il Sole 24 Ore, per fare chiarezza e dare una bussola ai cittadini, ha elaborato una sintesi dei divieti imposti, al netto delle ordinanze (non poche) emesse dalle singole Regioni ed enti locali: una mappa di semafori per tipologia di spostamento, a seconda della fascia di rischio di appartenenza del territorio (rossa, arancione, gialla).
Le tre fasce di restrizioni
Diciamolo subito: le limitazioni di oggi sono meno rigide rispetto a marzo, anche nelle zone rosse. E districarsi tra ciò che è consentito e ciò che non lo è non è semplice. Soprattutto per chi si interroga ancora su quando è necessario dotarsi dell’autocertificazione comprovante le «necessità» di spostamento. A guidare il prossimo mese (le misure saranno in vigore fino al 3 dicembre, salvo slittamenti decisi più in là) dovrà pertanto essere il buon senso, sia dei cittadini che delle autorità di controllo. In termini giuridici si chiama «interpretazione logica della norma» che si ancora alla cosiddetta “ratio” del provvedimento, cioè il problema pratico che il legislatore tende a risolvere: di fatto limitare i contagi. Se, dunque, con un modulo di autocertificazione è più facile interpretare le esigenze di lavoro o di salute, più discrezionale appare lo «stato di necessità» che, nell’incertezza, espone al rischio multe (da 400 a 1000 euro, ridotte del 30% se pagate entro 5 giorni).
Il precedente lockdown ha insegnato che sono consentiti la spesa al supermercato, i bisogni dell’animale domestico vicino a casa, ma anche la corsa a spostare la macchina parcheggiata a rischio multa, la “trasferta” per aggiustare un guasto nella seconda casa o portare la spesa a un familiare disabile o in difficoltà. Stavolta si aggiungono la «necessità» di accompagnare i figli a scuola (quelli che ancora frequentano in presenza) o quella di andare dal parrucchiere. Anche nelle zone rosse, infatti, le attività aperte sono più numerose rispetto al lockdown scattato a marzo: profumerie, vivai, negozi di giocattoli o elettrodomestici, librerie, e così via. Nel dubbio, quindi, per giustificare lo shopping e allo stesso tempo rispettare la “ratio” della norma, sarà preferibile scegliere il punto vendita più vicino all’abitazione.
Infine, mentire non serve per aggirare i divieti imposti. Anzi: espone a sanzioni penali (la falsa attestazione a un pubblico ufficiale è prevista dall’articolo 495 del Codice penale e punita con la reclusione da uno a sei anni), oltre che a un rischio di contagio generale.
Tra le “concessioni” fatte dalla nuova normativa - rispetto al lockdown di marzo - ci sono la partecipazione alla messa, a un funerale, con massimo 30 persone almeno fino al 13 novembre, o una visita al cimitero. Queste azioni dovrebbero essere consentite anche nelle zone rosse, se si rispettano i protocolli di sicurezza. Dovranno inoltre essere regolamentati gli accessi e osservata la distanza di almeno un metro tra i fedeli.


