Sposiamoci e torniamo a fare figli
La domanda da fare non è cosa ci aspetta, ma cosa ci aspettiamo noi: è tempo di entrare in un nuovo percorso di sviluppo in grado di aprire opportunità inedite. I giovani under 35 l’hanno capito e sono pronti a guardare oltre alle sicurezze e ai limiti della passata normalità
di Alessandro Rosina
3' di lettura
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C'è un mondo che ci aspetta dopo Covid-19. Ma più che chiederci cosa ci aspetta, chiediamoci noi come ci aspettiamo (e vogliamo) che sia. L'obiettivo comune non può, infatti, essere solo quello di uscire dall'emergenza, ma di entrare in un nuovo percorso di sviluppo coerente non solo con la protezione di vecchi e nuovi rischi, ma in grado di aprire nuove opportunità. Questo è l'auspicio soprattutto delle nuove generazioni.
In un'indagine recente che ho coordinato per l'Osservatorio giovani dell'Istituto Toniolo abbiamo sondato come gli under 35 italiani vivono e interpretano questa crisi. È emersa una forte consapevolezza delle difficoltà presenti, una grande preoccupazione per i costi che le misure di contenimento producono nel Paese e per l'impatto sul proprio percorso formativo e lavorativo. Ma anche una grande voglia di reagire positivamente, di guardare oltre sia alle sicurezze sia ai limiti della normalità passata, assieme a una maggiore propensione a contare su se stessi e sugli altri, a far fronte ai cambiamenti e a riconoscere nuove opportunità.
Trovarsi in un momento di passaggio come questo non è certo una novità per l'umanità. La nostra specie è ripartita da epidemie ben più catastrofiche in passato, da eventi naturali devastanti, persino da guerre mondiali che l'Uomo si è autoinflitto. Ci sono due elementi che può essere utile tener presente su come in passato l'Uomo abbia affrontato prove ben più gravi di questa per poi alzare le basi da cui ripartire per costruire un futuro migliore.
Il primo è che epidemie e guerre hanno spesso consentito a scienza e tecnologia di fare uno scatto in avanti. La presenza di rischi stimola la nostra specie a trovare nuove soluzioni per ridurre le conseguenze negative e farsi trovare meglio preparati in futuro. Una delle prime innovazioni contro la peste fu l'istituzione nelle principali città del Medioevo di un sistema di registrazione dei decessi, attraverso il quale valutare se era in corso una crescita giornaliera anomala (indizio dell'arrivo del nemico invisibile).
Non abbiamo, su questo punto, fatto grandi passi in avanti se ancor oggi riconosciamo la gravità di un'epidemia aspettando di vedere l'impatto sul numero dei morti. Un nuovo salto tecnologico è quindi indispensabile nella direzione di sistemi esperti in grado di monitorare continuamente non tanto i decessi, ma le condizioni di salute. Questo significa sviluppare dispositivi individuali in grado di tener sotto controllo alcuni parametri di base, con funzioni telemediche e in grado di ricostruire, per chi risulta positivo, la rete di contatti dei giorni precedenti.








