Spellbound contro-storia dell’arte al femminile
Esposte più di 50 opere di artiste e persone non-binary per rispondere a una lacuna nella storia dell’arte
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I punti chiave
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A Stoccolma, in una sede pop-up nel cuore del Gallery District al Hudiksvallsgatan 6, la mostra «Spellbound» propone 50 opere d’arte di artiste donne e non-binary. Sono state selezionate dalle 300 che compongono la nutrita collezione di Firestorm Foundation. Opera significativa della collezione è «Eldslågor» (Fiamme ardenti), un acquerello del 1930 di Hilma af Klint che rappresenta un cuore da cui escono lingue infuocate — secondo una nota nel diario dell’artista è un utero da cui viene espulso il seme maschile — quindi l’incontro-scontro dell’energia maschile e femminile.
La Firestorm Foundation, fondata nel 2021 da Cristina Ljungberg nella capitale svedese in collaborazione con Michael Storåkers di CFHILL - spazio indipendente e art advisory di Stoccolma -, calca quindi dal titolo dell’opera sia nome che spirito: collezionare artiste donne e non-binary per rispondere a una lacuna nella storia dell’arte, quella che viene puntualizzata in libri come «The Story of Art Without Men» di Katy Hessel.
Il logo prende, invece, a modello un simbolo della maternità e della sua complessità: i ragni di Louise Bourgeois. Ljungberg, biologa e attivista americana che vive a Stoccolma da 25 anni, si dedica ad aspetti cruciali della salute femminile, come le mestruazioni e la salute sessuale, abbracciando i diritti sessuali e riproduttivi e promuovendo l’accesso globale all’aborto farmacologico. Cristina Ljungberg si definisce una filantropa, nonostante nei paesi scandinavi la filantropia generi diffidenza. Come sottolinea, questa pratica non ha a che fare solo con il denaro, ma con la cura: “quando lo investi, sai che otterrai il 100% di rendimento, senza alcun ritorno”.
La fondazione che mira a un mondo dell’arte più inclusivo ed egalitario non ha una sede fissa, si occupa di pubblicazioni, borse di studio per studenti, incontri con gli artisti, acquisizioni istituzionali, residenze artistiche — come quella intitolata a Sigrid Hjertén, che si terrà in Francia, vicino al confine con la Spagna.
La ricerca
Le protagoniste della rassegna «Spellbound» sono artiste svedesi dalla matrice spirituale come Tyra Kleen e Hilma af Klint, surrealiste note al grande pubblico grazie a una crescente attenzione museale come Leonor Fini, Dorothea Tanning, la venezuelana Marisol Escobar, a cui il museo Louisiana di Humlebæk (Copenaghen) ha appena dedicato una mostra.
Vogliamo tuttavia soffermarci su alcuni nomi di artiste svedesi selezionate dalla curatrice Jennifer Higgie. Emergono figure che intrecciano natura, memoria, spiritualità e sperimentazione formale, delineando una genealogia nordica alternativa. Christine Ödlund (1963), rappresentata da CFHILL, lavora sull’intersezione tra arte, musica elettroacustica e scienza. La sua pratica nasce da studi sulla comunicazione vegetale condotti in ambito accademico: le piante, spiega, reagiscono chimicamente allo stress, producono suoni, possiedono forme di memoria. Nelle sue opere si fondono più media, in un dipinto si manifesta una visione cosmologica in cui l’albero diventa Axis Mundi, incarnazione dello Yggdrasill della mitologia nordica. Serpenti e cervi custodiscono le radici del mondo, mentre segni grafici simili a notazioni musicali alludono a un linguaggio indecifrato tra specie diverse.
L’obiettivo è superare la barriera che ci separa dal regno vegetale, “le piante non hanno volto per questo ci risulta difficile empatizzare”, eppure hanno un’intelligenza invisibile che da sempre insegna all’uomo la bellezza della cooperazione, nel rispetto delle diversità. Il range di prezzi delle opere va dai 40.000 ai 450.000 corone svedesi (circa 3.700-42.000 euro). Anche Ann Böttcher (1973), rappresentata dalla Galleria Nordenhake, si confronta con il paesaggio, la tradizione folkloristica, la letteratura. I suoi disegni a grafite, spesso dedicati agli abeti rossi e alla foresta, si basano su materiali d’archivio e campionature tratte dalla storia dell’arte nordica, dal barocco in avanti. Nelle opere di «The Sweden Series», esposte al Moderna Museet, l’albero è simbolo della storia nazionale ed è legato alla ritualità. La dimensione urbana emerge, invece, con Barbro Östlihn (1930–1995), a lungo rimasta in ombra rispetto al marito, il pop artist Öyvind Fahlström.














