I dati del ministero della Giustizia

Specializzazioni forensi senza appeal per i legali: «Seleziona il mercato»

Meno di 500 i titoli sinora. Zero i riconoscimenti per «comprovata esperienza»

di Giovanni Negri

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L’elenco delle specializzazioni forensi si aggiorna, ma, complessivamente, l’interesse dell’avvocatura per il titolo di specialista non decolla. Questa settimana è in discussione nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato il decreto del ministero che formalizza l’estensione del titolo di avvocato specialista al diritto commerciale e societario. Ma dalla relazione al provvedimento è intanto possibile una fotografia della situazione alla luce dei titoli sinora conferiti dal Cnf.

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I numeri

Un po’ più nel dettaglio, infatti, quanto ai titoli già conseguiti, il Cnf ha riconosciuto il titolo di avvocato specializzato a 325 dottori di ricerca e 137 avvocati che hanno frequentato i corsi di formazione previsti dal regolamento del 2015. In particolare, i titoli sono distribuiti principalmente nei settori del diritto del lavoro (38 specialisti), diritto di famiglia (50 specialisti), diritto penale (40 specialisti) e diritto tributario (3 specialisti).

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Nessun titolo di avvocato specializzato è stato rilasciato attraverso il percorso della comprovata esperienza, «il che evidenzia le difficoltà del sistema attuale nel riconoscere adeguatamente le competenze maturate sul campo».

Il flop

Numeri non certo esaltanti, che forse non autorizzano la definizione di fallimento per l’istituzione, peraltro tormentata e oggetto di ricorsi davanti ai Tar, della specializzazione forense, ma che certo testimoniano della (per ora) quasi irrilevanza quantitativa del titolo per una categoria di professionisti che conta circa 230.000 iscritti all’Albo.

Il quadro normativo

A prevedere le specializzazioni forensi è stata la legge professionale dell’avvocatura (247/2012, ora in fase di riscrittura); il regolamento attuativo è arrivato con il decreto ministeriale 144/2015, oggetto di ricorsi e in parte annullato e poi corretto e integrato dal decreto ministeriale 163/2020. Tre le strade per acquisire il titolo: la comprovata esperienza, la frequentazione di idonei percorsi formativi e il possesso del titolo di dottore di ricerca in uno dei settori di specializzazione.

Le Camere penali

Per il segretario delle Camere penali (l’Unione da molti anni è attiva con corsi di formazione dedicati ai giovani professionisti) Rinaldo Romanelli le spiegazioni possono essere diverse: «Negli anni ai nostri corsi hanno partecipato più di 1.200 colleghe e colleghi, con profili molto diversi, da chi intendeva dedicarsi esclusivamente al penale a chi, specialmente se attivo in località medio piccole, intendeva entrare in possesso di una serie di conoscenze aggiuntive».

Quanto al mancato appeal del titolo Romanelli riconosce che la doppia prova in sede Cnf per ottenerlo, almeno nella fase iniziale del regolamento del ministero della Giustizia (ora il punto dovrebbe essere superato per i circa 60 avvocati che hanno iniziato il nuovo corso di specializzazione delle Camere penali), ha fatto evidentemente da deterrente, favorendo l’accesso attraverso la qualifica di dottore di ricerca, mentre per quanto riguarda il riconoscimento attraverso la comprovata esperienza Romanelli ricorda che «il numero di incarichi da fare valere non è affatto basso e, in più, chi ha già acquistato un’elevata riconoscibilità sul mercato, è poco interessato a una certificazione che nulla aggiunge».  

I giuslavoristi

Per Tatiana Biagioni, presidente Agi (Associazione giuslavoristi italiani): «I dati sono preoccupanti ma riferiti a un lungo periodo di transizione, che finalmente, per quanto riguarda le scuole di alta formazione, possiamo considerare terminato. I corsi di specializzazione nati dalle convenzioni tra le associazioni specialistiche più rappresentative come l’Agi, e le università, nel nostro caso quelle di Catania, Firenze, Milano Bicocca, Padova, Reggio Calabria, Luiss di Roma, Torino, sono iniziati a ottobre dell’anno scorso. Siamo veramente soddisfatti del lavoro svolto e del percorso che porterà gli iscritti alla specializzazione, dopo due anni di corso. Il frutto di questo lavoro emergerà già dal 2027 e confidiamo nell’effetto-crescita per questo nuovo strumento di formazione per i più giovani avvocati e avvocate».

«Sulla comprovata esperienza invece - ammette Biagioni - le criticità non sono mancate, ma sono finalmente partiti, anche se con ritardo (il che incide sui dati), i colloqui utili a ottenere la specializzazione. Il fatto che chi frequenta le scuole possa ottenere la specializzazione prima di chi svolge da anni la professione nel diritto del lavoro è senza dubbio un problema. Ciò detto registriamo anche una difficoltà nel processo per la complessità della documentazione richiesta, ma soprattutto una certa disattenzione degli avvocati e delle avvocate che da anni svolgono l’attività di giuslavorista e che non stanno ancora puntando su questo importante volano di crescita professionale». 

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