Sbagliando si impara

Sparring partner digitali: perché allenarsi con l’AI è la nuova palestra delle competenze

Strumenti digitali che simulano conversazioni professionali permettono di esercitarsi senza imbarazzo, favorendo l’apprendimento attraverso la pratica e l’errore in contesti sicuri e personalizzati

di Carlo Biggi*

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All’inizio non c’è l’azienda, né la tecnologia, ma il teatro. Negli anni Venti, a Vienna, lo psichiatra Jacob Levy Moreno inventa lo psicodramma: chiede ai pazienti di salire su un palco e mettere in scena episodi reali della propria vita: un conflitto familiare, una discussione irrisolta, una paura ricorrente. A volte li invita persino a interpretare l’altra persona, ribaltando i ruoli. Moreno scopre qualcosa di semplice e radicale: le persone comprendono e cambiano molto di più agendo le relazioni che limitandosi a raccontarle. Da Moreno in poi, il role play conosce un grande successo, soprattutto nella formazione aziendale. Eppure si porta dietro un paradosso che dura ancora oggi: è una di quelle pratiche universalmente riconosciute come utili, ma universalmente evitate. Tutti sanno che funziona, pochi lo amano davvero. C’è sempre un imbarazzo di fondo: il collega che recita male, il capo che osserva, la sensazione di “fare finta” davanti agli altri.

Non sappiamo se gli sparring partner digitali sarebbero piaciuti a Moreno, ma di sicuro mettono più a loro agio le persone rispetto ai role play tradizionali. Perché permettono di allenarsi senza pubblico, senza giudizio e senza imbarazzo. E soprattutto perché riprendono la stessa intuizione di un secolo fa: le competenze relazionali non si spiegano, si praticano.

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Sparring partner digitali: che cosa sono

Uno sparring partner digitale – o “AI Role Play” - è un sistema che simula una conversazione professionale credibile. Può interpretare un cliente, un collaboratore, un capo, un paziente, un collega difficile. La persona interagisce scrivendo o parlando, e riceve risposte coerenti con lo scenario.

Gli sparring partner digitali sono perciò interlocutori artificiali progettati per simulare conversazioni reali e permettere alle persone di allenarsi davvero. Non tutor che spiegano, non slide parlanti, ma avversari di allenamento che fanno domande, pongono obiezioni, reagiscono. Come succede nella vita professionale di tutti i giorni. Il valore non sta nella “risposta giusta”, ma nel processo: provare più volte, cambiare approccio, osservare le reazioni, capire cosa funziona e cosa no. In altre parole, fare pratica di prova ed errore, quella che nelle aule tradizionali spesso manca, per ragioni di tempo o di semplice imbarazzo.

Perché piacciono a chi si occupa di formazione aziendale, e a chi partecipa?

Pratica senza ansia

Allenarsi con un sistema digitale abbassa la soglia emotiva. Le persone osano di più, sbagliano di più, sperimentano alternative. Ed è proprio così che si impara.

Coerenza senza rigidità

Gli sparring partner digitali permettono di mantenere messaggi, valori e comportamenti coerenti con quelli desiderati dell’azienda, lasciando però libertà nella conversazione. Non sono script da seguire, ma campi di allenamento con regole chiare.

Le soft skill diventano osservabili

Senza trasformare tutto in una pagella, questi strumenti rendono visibili alcuni schemi di comportamento e possono offrire feedback strutturati a chi partecipa: qualità delle domande, gestione delle obiezioni, capacità di ascolto, reazioni allo stress. Non per giudicare, ma per migliorare.

I limiti

Gli sparring partner digitali non sostituiscono, per ora, l’esperienza della formazione in presenza né tanto meno l’esperienza reale. Non garantiscono automaticamente il trasferimento sul lavoro: se il modello di comportamento proposto è povero, si impara a “giocare con il sistema”, non a parlare con le persone.

Non possono improvvisare senza rischi: per esempio in contesti regolati – sanità, finanza, HR – serve grande attenzione a contenuti e messaggi, a quelli che nel linguaggio dell’AI generativa si chiamano “guardrail”, le barriere che impediscono alla conversazione di deragliare e di proporre modelli di comportamento errati o addirittura pericolosi. E possono essere percepiti come strumenti di controllo se usati male, generando resistenza invece che apprendimento; per esempio, decidere di trasformare i feedback in punteggi per il superamento del corso non è sempre una buona idea.

Come spesso accade, non è lo strumento il problema, ma l’uso che se ne fa.

I format: non è solo una questione di tecnologia

Gli sparring partner digitali si possono realizzare con format diversi, e la scelta è prima di tutto didattica.

• Chatbot testuali: ideali per allenare il pensiero, la struttura del discorso, la qualità delle domande.

• Voicebot: introducono ritmo, silenzi, interruzioni. Molto efficaci per vendite e customer service.

• Video avatar: aumentano il coinvolgimento emotivo e la sensazione di presenza, anche se per ora hanno costi elevati e prestazioni non sempre in linea con le attese.

• Simulazioni immersive (VR): utili per situazioni ad alto impatto emotivo, come conflitti o feedback difficili, ma con limiti attuali di costi e prestazioni ancora più importanti.

La regola è semplice: più la competenza è relazionale ed emotiva, più serve realismo.

Dove sono stati usati finora gli sparring partner digitali? In quali aziende?

SAP: allenare la conversazione, non solo il messaggio

In SAP, gli sparring partner digitali sono stati utilizzati per supportare onboarding e sviluppo continuo della forza vendita globale. L’obiettivo non è migliorare la conoscenza del prodotto, ma allenare il modo di parlare con il cliente: fare domande, gestire obiezioni, costruire valore durante la conversazione. In un contesto B2B complesso e consulenziale, è una scelta coerente: la differenza non la fa la slide perfetta, ma la qualità del dialogo.

Walmart: prepararsi alle situazioni difficili prima che accadano

Walmart ha adottato simulazioni digitali e immersive per la formazione di store manager e personale di customer service, su scenari relazionali complessi: clienti insoddisfatti, conversazioni difficili con collaboratori, gestione dello stress sul lavoro. Qui lo sparring partner digitale diventa una palestra preventiva: permette di affrontare situazioni ad alto impatto emotivo in un contesto sicuro, riducendo l’improvvisazione quando il problema si presenta davvero.

Sanità: migliorare la comunicazione medico-paziente

In ambito sanitario, ospedali universitari e organizzazioni cliniche utilizzano simulazioni con pazienti virtuali per allenare la comunicazione: dall’anamnesi alle cattive notizie, dall’aderenza terapeutica alla gestione dell’ansia. Il valore non sta nel “dire la frase giusta”, ma nel vedere l’effetto delle proprie parole. Un cambio di paradigma che affianca alla competenza clinica una competenza relazionale sempre più centrale.

AI Challenger per agenti assicurativi

In Newton abbiamo osservato un classico scollamento nel mondo assicurativo: alcune porzioni di offerta sono prioritarie per la Compagnia (per marginalità, retention o protezione del portafoglio), ma sul campo vengono spesso trascurate perché più difficili da raccontare o semplicemente per mancanza di esperienza.

L’AI Challenger nasce per questo: uno sparring partner digitale che simula conversazioni agente-cliente e costringe a praticare proprio quei temi “scomodi”, tra domande e obiezioni realistiche.

Non teoria, ma allenamento: perché la distanza tra strategia e vendita raramente si colma con una slide, ma con conversazioni ripetute fino a diventare naturali.

Il valore aggiunto: non la tecnologia, ma ciò che ci si mette dentro

La tecnologia in sé stessa, oggi, non è più il fattore differenziante.

Chatbot, voicebot, avatar sono strumenti potenti ma sempre più accessibili; quello che fa davvero la differenza è che cosa si decide di allenare e come.

Uno sparring partner digitale funziona solo se è costruito su:

• modelli solidi di competenze relazionali

• comportamenti osservati sul campo

• errori tipici, scorciatoie sbagliate, obiezioni reali

• alternative efficaci e praticabili

È questo l’approccio che adottiamo in Newton con i nostri AI Challenger: non semplici chatbot “intelligenti”, ma sparring partner addestrati sulle competenze relazionali che sviluppiamo da oltre venticinque anni nei nostri programmi di formazione.

Gli AI Challenger vengono integrati nei percorsi e-learning per moltiplicare le occasioni di pratica: vendita consulenziale, leadership, comunicazione organizzativa: la tecnologia rende tutto scalabile, ma il valore sta nel sapere quali conversazioni vale la pena allenare.

Questa la vera sfida per chi lavora nelle risorse: smettere di chiedersi che tecnologia usare e iniziare a chiedersi che tipo di persone vogliamo aiutare a diventare.

Perché le competenze relazionali non si imparano ascoltando, si imparano parlando e sbagliando. Meglio se con un partner che non si stanca mai.

* Responsabile della Digital Academy, Newton S.p.A.

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