Spagna, Norvegia, Irlanda, così il riconoscimento dello stato palestinese isola (ancora) di più Israele
Oslo, Dublino e Madrid riconoscono lo Stato palestinese. Tel Aviv li accusa di fiancheggiare i terroristi, ma trova sempre meno appoggi
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La scelta è stata fatta. Ora la speranza, dichiarata, è che «le nostre ragioni spingano altri Paesi occidentali a seguire questa strada». Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha difeso così la decisione di Spagna, Irlanda e Norvegia di riconoscere lo Stato palestinese dal prossimo 28 maggio, uno strappo già previsto e ufficializzato ieri dai tre Paesi europei. Le autorità di Madrid, Dublino e Oslo hanno spiegato che l’obiettivo è accelerare la ricerca di un cessate il fuoco con Hamas e di una risoluzione diplomatica del conflitto che martoria da circa sette mesi3 il Medio oriente.
Israele ha rigettato subito la mossa e richiamato i suoi ambasciatori dai due Paesi Ue (Spagna, Irlanda) e dalla Norvegia, lo Stato scandinavo che rientra nello Spazio economico europeo e aveva vantato un ruolo negoziale nel conflitto che lacera la Striscia. Nel 1993 Oslo era stata la culla del «processo di pace» omonimo fra i due Stati, poi naufragato nel 2000. Oggi si ritrova nel mirino politico di Tel Aviv e del suo premier, Benjamin Netanyahu, inorridito dal «premio al terrorismo» dei tre esecutivi continentali. Lo Stato palestinese, ha detto Netanyahu, «sarebbe uno Stato terrorista. Cercherebbe di perpetrare il massacro del 7 ottobre ancora e ancora».
Cresce l’isolamento di Israele
Il governo israeliano ha usato toni anche più bruschi, accusando i tre governi di fiancheggiare Hamas e minacciare l’esistenza stessa di Tel Aviv. Ma di fatto la scelta di Spagna, Irlanda e Norvegia aumenta l’isolamento politico dell’esecutivo Netanyahu, incalzato da contestazioni su abusi contro i civili palestinesi e ora dalla richiesta di mandato d’arresto spiccata dalla Corte penale internazionale contro lo stesso Netanyahu e il suo ministro della Difesa Yoav Gallant. A maggio 2024 circa 140 Paesi sui 193 Onu riconoscevano lo Stato palestinese. L’accelerazione impressa dai tra Paesi europei potrebbe sbloccare i propositi simili di altri membri Ue come Malta e Slovania, mentre i giganti continentali Francia e Germania mantengono una linea più guardinga sull’ipotesi. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha dichiarato che l’Italia aprirà al riconoscimento della Palestina solo in caso di un suo riconoscimento «reciproco» di Israele. Il 22 maggio era in programma ieri a Bruxelles un incontro fra i ministri degli Esteri Ue e le controparti di Arabia Saudita, Egitto, Giordania e Qatar.
La «coalizione» fra Ue e Paesi arabi e il maxi-accordo con l’Arabia Saudita
Il primo nodo sul tavolo, evidenzia l’agenzia Reuters, è la ricerca di una linea condivisa sulla fine della guerra e la costruzione di una «coalizione» per contribuire agli sforzi negoziali. Sven Koopmans, il rappresentante speciale Ue per il processo di pace in Medio Oriente, ha dichiarato che gli Stati europei concordano su priorità come fine delle ostilità, argine all’escalation e una pacificazione che imponga la coesistenza di Israele e Stato palestinese. «Possiamo avere posizioni diverse sul riconoscimento, ma siamo unanimi sul bisogno di uno Stato palestinese» ha detto Koopmans.
Nei giorni scorsi i media internazionali hanno riacceso l’attenzione anche sul maxi-accordo sulla Difesa in via di completamento fra Usa e Arabia Saudita. Il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha dichiarato il 19 maggio che le due parti erano «più vicine che mai» a un accordo che includerebbe garanzie americane sulla difesa del Regno e l’accesso saudita agli armamenti Usa. L’intesa rientrerebbe in un accordo più ampio per la normalizzazione dei rapporti fra Arabia Saudita e Israele, ma a rimanere in sospeso è il tassello più delicato. Ancora quello: il riconoscimento e la configurazione dello Stato palestinese.



