Inchiesta

Spagna, la moglie di Sanchez rinviata a giudizio: ritirato il passaporto

Quattro le ipotesi di reato per la first lady iberica: traffico di influenze, appropriazione indebita, corruzione e malversazione.

aggiornato alle ore 16:50

FOTO D'ARCHIVIO: Un camion con immagini del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e di sua moglie Begona Gómez transita davanti al tribunale in segno di protesta nel giorno in cui la Gómez compare in aula per testimoniare nell’ambito di un’indagine su un caso di traffico di influenze, a Madrid, in Spagna, il 15 giugno 2026. REUTERS/Ana Beltran/Foto d'archivio REUTERS

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Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha disposto il rinvio a giudizio per la moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, Begoña Gómez, nonché per la sua assistente alla Moncloa, Cristina Alvarez e per l’imprenditore Juan Carlos Barrabés. Lo si legge nel provvedimento del giudice visionato da LaPresse.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il Palazzo della Moncloa è un edificio storico di Madrid sede della Presidenza del Governo del Regno di Spagna e residenza ufficiale del Presidente e della sua famiglia.

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Quattro le ipotesi di reato per Gómez: traffico di influenze, appropriazione indebita, corruzione e malversazione.

 Gli stessi presunti reati sono contestati ad Alvarez mentre Barrabés è accusato di due reati, ovvero traffico d’influenze e corruzione.

Sono state disposte tre misure cautelari a carico della first lady: il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l’obbligo di firma ogni 15 giorni.

Le stesse misure cautelari sono state adottate anche per Alvarez.

Il rinvio a giudizio di Begona Gomez è definito “una persecuzione” da fonti della Moncloa citate dall’emittente pubblica Tve. “Si constata la persecuzione, l’ossessione e la sproporzione di un giudice che ha realizzato un’istruzione che manca di qualsiasi senso giuridico e che solo risponde a motivi politici”, segnalano le fonti governative.

Le stesse fonti avevano bollato come “assurda” la richiesta di misure cautelari formulata dalle accuse ’popolari’, che a loro dire non risponde a diritto, non è proporzionata ai reati contestati e “si adotta per altri motivi”, perché la fuga di Begogna Gomez “è impensabile”. Anche perché la consorte del presidente del governo ha una scorta di tre agenti di polizia nazionale, che la accompagna in ogni spostamento.

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