Space Economy: il trilione in orbita e il bivio strategico dell’Italia
di Valerio Francola*
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L’economia dello spazio non è più una promessa tecnologica o una suggestione futuristica, ma uno dei nuovi campi di competizione industriale globale. Nel 2024 la space economy ha raggiunto i 613 miliardi di dollari, con una crescita annua del 7,8%, confermandosi tra i settori più dinamici dell’economia mondiale. Negli ultimi quindici anni il comparto ha registrato un’espansione quasi ininterrotta, mostrando una resilienza rara persino dinanzi ai cicli più turbolenti dell’economia globale.
Questo straordinario cambio di passo è stato determinato in particolare dall’arrivo di nuovi attori in campo. Se da un lato, infatti, la spesa pubblica resta cruciale con i suoi 135 miliardi di dollari, trainata dagli Stati Uniti e seguiti da Cina, Giappone e da un’Europa ancora penalizzata dalla frammentazione degli investimenti, il vero volano della crescita ha però cambiato pelle.
Oggi il motore dell’espansione non sono più le agenzie governative, ma la componente commerciale, arrivata a dominare ben il 78% del mercato. L’orbita terrestre si è di fatto trasformata in un ecosistema industriale a tutti gli effetti, animato da player privati, piattaforme digitali e modelli di business del tutto inediti.
Una traiettoria di sviluppo che non sembra destinata a rallentare. Le proiezioni indicano infatti che il settore potrebbe superare il trilione di dollari tra il 2032 e il 2033, per poi avvicinarsi alla soglia degli 1,8 trilioni entro il 2035. Un’ulteriore spinta alla crescita arriverà dall’integrazione sempre più stretta tra dati satellitari e intelligenza artificiale, destinata ad ampliare il mercato dei servizi digitali basati sulle informazioni provenienti dallo spazio.
In questo contesto il vero terreno di competizione di questa nuova economia si trova però nell’orbita bassa terrestre (LEO), dove si sta giocando la partita delle grandi costellazioni satellitari per la connettività globale.








