Attualità

Sovraffollamento, suicidi e autolesionismo, le spine delle carceri per il 2026

Con il nuovo anno per il sistema dei penitenziari restano ancora in piedi i problemi dello scorso anno. E’ quanto emerge dal bilancio dell’associazione Antigone

di Davide Madeddu

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Dal sovraffollamento ai servizi che scarseggiano, per finire con l’autolesionismo e le morti. Problemi che investono le carceri italiane e che si ripresentano tutti con l’inizio del nuovo anno. A tracciare questo bilancio di fine anno è Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale.

2mila detenuti in più

«Alla fine di novembre 2025 - emerge dal bilancio dell’associazione - nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%».

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3 metri quadri a persona

C’è poi un altro aspetto evidenziato dopo le visite dei volontari dell’associazione nei penitenziari. «Nel 42,9% delle 120 carceri visitate, e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati –prosegue il rapporto - non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3%); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche adeguate».

238 decessi registrati tra i detenuti

Non meno importante il dato sulle morti. «238 persone sono decedute in carcere nel 2025, di cui 79 si sono suicidate, come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti».

Un bilancio doloroso

«È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia ma il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni – dice Patrizio Gonnella presidente dell’associazione –. Perché restituisce l’immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio delle persone detenute, che vivono ammassate l’una sull’altra e degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo».

180 detenuti in più al mese

Per i volontari l’aumento del numero dei detenuti «180 persone in più ogni mese», «non può essere spiegato con un aumento della criminalità». «Nel primo semestre del 2025 i reati denunciati - argomenta - sono stati 1.140.825, contro i 1.199.072 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una diminuzione del 4,8%». Secondo i volontari di Antigone «a crescere non è dunque la criminalità, ma l’uso della detenzione come risposta quasi esclusiva ai conflitti sociali, alle fragilità e alle marginalità.

Nel frattempo la capienza del sistema penitenziario è ulteriormente diminuita». Il bilancio sottolinea che il «sovraffollamento strutturale ha ormai raggiunto livelli intollerabili: mancano all’appello quasi 18.000 posti rispetto alle presenze effettive, con un tasso nazionale di affollamento pari al 138,5%».

Sovraffollamento sino al 247%

Quindi i casi: «A Lucca il tasso di affollamento è del 247%, a Vigevano del 243%, a Milano San Vittore del 231%, a Brescia Canton Monbello del 216%, a Foggia del 215%, a Lodi del 211%, a Udine del 209%, a Trieste del 201%». Ancora più preoccupante è la situazione negli istituti penali per minorenni dove si registra un «aumento dei detenuti».

I volontari, che seguono le vicende delle carceri dal 1998, indicano poi una serie di altri elementi critici: «Nel 10% degli istituti visitati il riscaldamento non era sempre funzionante, mentre nel 45,1% si riscontravano problemi con l’acqua calda - sottolinea il bilancio -. Oltre la metà delle carceri (56,3%) presenta ancora celle prive di doccia, nonostante il regolamento penitenziario del 2000 ne preveda l’obbligatorietà. Le carenze strutturali riguardano anche gli spazi di vita e trattamento: nell’8,5% degli istituti non esistono spazi per la socialità, nell’8,6% mancano ambienti dedicati esclusivamente alla scuola e alla formazione, e nel 31% non ci sono locali per attività lavorative come falegnamerie o laboratori».

L’autolesionismo

Nel 23% delle carceri visitate non sono presenti aree verdi per i colloqui all’aperto con i familiari. «Restano altissimi anche gli eventi critici -prosegue il rapporto -: negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute». Senza dimenticare poi la questione sofferenza psichica. «Dalle oltre 100 visite effettuate quest’anno da Antigone è emerso come l’8,9% delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento delle visite - prosegue ancora -. A fronte di ciò, il 20% assumeva regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 44,4% faceva uso di sedativi o ipnotici. Gli psicofarmaci continuano a rappresentare uno degli strumenti principali di gestione dell’ordine interno e del disagio sociale, spesso in assenza di reali necessità e percorsi terapeutici e di supporto».

L’avvio della campagna e la petizione

Da qui l’avvio della campagna “Inumane e degradanti. Il carcere italiano è fuori dalla legalità costituzionale”, e assieme la petizione sottoscritta al momento da circa 1.500 persone, per chiedere urgenti e non più prorogabili riforme.

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