Sovraffollamento, suicidi e autolesionismo, le spine delle carceri per il 2026
Con il nuovo anno per il sistema dei penitenziari restano ancora in piedi i problemi dello scorso anno. E’ quanto emerge dal bilancio dell’associazione Antigone
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Dal sovraffollamento ai servizi che scarseggiano, per finire con l’autolesionismo e le morti. Problemi che investono le carceri italiane e che si ripresentano tutti con l’inizio del nuovo anno. A tracciare questo bilancio di fine anno è Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale.
2mila detenuti in più
«Alla fine di novembre 2025 - emerge dal bilancio dell’associazione - nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%».
3 metri quadri a persona
C’è poi un altro aspetto evidenziato dopo le visite dei volontari dell’associazione nei penitenziari. «Nel 42,9% delle 120 carceri visitate, e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati –prosegue il rapporto - non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3%); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche adeguate».
238 decessi registrati tra i detenuti
Non meno importante il dato sulle morti. «238 persone sono decedute in carcere nel 2025, di cui 79 si sono suicidate, come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti».
Un bilancio doloroso
«È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia ma il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni – dice Patrizio Gonnella presidente dell’associazione –. Perché restituisce l’immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio delle persone detenute, che vivono ammassate l’una sull’altra e degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo».








