Viaggi da fare una volta nella vita/2

Sotto il Circolo polare: alla scoperta della Penisola dei Troll

Una fattoria di pecore del XV secolo, tra fiordi e montagne, nell’Islanda più remota: oggi è diventata una base per pescatori, escursionisti, musicisti e viaggiatori convinti che il lusso sia misura.

Lo scenario delle montagne della Penisola dei Troll, in Islanda.

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La Penisola dei Troll islandese racconta una nuova geografia del viaggio high-end, distante dall’idea di evasione perfetta e intercambiabile. Non più soltanto resort, suite o wilderness addomesticate, ma luoghi remoti in cui il privilegio coincide soprattutto con la misura.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’Iceland heli-biking nel fiordo di Skagafjörður è una delle attività organizzate da Eleven Deplar Farm, il lodge nella Penisola dei Troll in Islanda.

Un paesaggio di fiordi, montagne e fiumi, con una vecchia fattoria trasformata in uno dei lodge più remoti del Paese. Tröllaskagi, in islandese, è una lingua di terra stretta tra i fiordi Skagafjörður ed Eyjafjörður, lontana dalle rotte più battute, con piccoli villaggi di pescatori e strade poco trafficate. Già il nome introduce una geografia aspra: nel folklore locale, i troll abitano montagne e scogliere, e la luce del giorno li trasforma in pietra. È qui che Deplar Farm, una fattoria di pecore del XV secolo trasformata in lodge da Eleven Experience, accoglie tredici camere e funziona più come base per l’avventura che come semplice hotel. All’esterno, conserva un profilo discreto: una costruzione scura, con tetto ricoperto di vegetazione e grandi aperture sul paesaggio. Dentro, il registro diventa più sofisticato: piscina geotermica indoor-outdoor, spa, sauna, spazi per yoga e pilates, palestra e due helipad.

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La fattoria del lodge.

L’isolamento resta, ma con una rete di comfort pensata per renderlo abitabile. Da questa combinazione nasce anche il modo in cui si esplora il territorio. In estate, una delle ragioni per spingersi fin qui è la pesca a mosca: salmoni atlantici, salmerini alpini e trote di mare si cercano su fiumi dove l’accesso è calibrato con attenzione, le canne ammesse ogni giorno sono pochissime e ogni uscita si costruisce con una guida, seguendo le condizioni dell’acqua e del meteo. Su alcuni tratti il numero di pescatori è limitatissimo, in altri si può riservare un’intera sezione di fiume. L’esclusività non sta solo nella rarità del luogo, ma nella possibilità di viverlo senza pressione, con tempi lenti e competenza tecnica. La stessa logica governa il resto del soggiorno. A seconda della stagione e delle condizioni, le giornate possono allungarsi verso camminate in montagna, uscite a cavallo, kayak, whale watching, tour in elicottero verso cascate, sorgenti termali e campi di lava.

Il bar dell’Eleven Deplar Farm, che ha solo 13 stanze.

In inverno, il paesaggio cambia completamente registro e Deplar Farm diventa una base per sci, heli-skiing e avventure sulla neve. Più che accumulare attività, il punto è regolare l’intensità del rapporto con l’esterno: scegliere quanto esporsi al freddo, al vento, all’acqua, alla fatica, sapendo di poter tornare ogni volta in una casa calda e accogliente. Il rientro al lodge è infatti l’altra metà dell’esperienza. Dopo i fiumi, i sentieri o la neve, Deplar Farm è un rifugio di grande comfort: con una cucina legata ai prodotti locali, ambienti raccolti e grandi vetrate sulla valle. All’universo del lodge appartiene anche Flóki Studios, studio di registrazione pensato per musicisti e artisti in cerca di una forma diversa di isolamento.

La Spa dell’Eleven Deplar Farm.

Anche le popstar, a quanto pare, non sono immuni al richiamo della Penisola dei Troll: Justin Bieber ha registrato qui alcune canzoni dell’album Swag. Dettaglio leggero, ma non fuori tema: perfino dove tutto sembra lontanissimo, il valore non sta nel possedere il luogo, ma nel potervi accedere per un tempo limitato e dedicato. Il lusso smette di coincidere con la disponibilità assoluta delle cose. Si tratta di accettare una mediazione, un limite, un tempo non deciso soltanto dal viaggiatore. Il remoto non è una distanza da collezionare, ma una relazione delicata con luoghi complessi da attraversare, senza pretendere di ridurli a esperienza.

 

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