Sotheby’s: Drahi potrebbe cedere una quota di minoranza
Sotto il peso di un pesante indebitamento finanziario, troppo oneroso, il miliardario franco-israeliano potrebbe mettere in vendita alcuni asset, tra cui la casa d’aste
di Maria Adelaide Marchesoni
3' di lettura
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Alcune indiscrezioni sulla stampa estera sostengono che una quota di minoranza di Sotheby’s potrebbe essere messa in vendita dal suo proprietario Patrick Drahi sotto pressione dal debito accumulato dal suo gruppo di telecomunicazioni Altice.
L’imprenditore delle telecomunicazioni ha chiesto a banche d’affari come Lazard e Morgan Stanley di esplorare la vendita di asset e tra questi anche la casa d’aste. Tra i possibili “salvatori” vi sono diversi miliardari europei e anche la Qatar Investment Authority che già un anno fa aveva avuto colloqui, peraltro infruttuosi, con Drahi per l’acquisto di una quota di Sotheby’s attraverso un potenziale aumento di capitale, senza tuttavia nulla di fatto. Ma forse il momento è più propizio, anche se il miliardario franco-israeliano è sempre stato riluttante a vendere Sotheby’s, che possiede dal 2019 attraverso la holding BidFair Usa.
La guerra nella striscia di Gaza
Tuttavia persone vicine a Patrick Drahi sostengono che gli attacchi di Hamas contro Israele potrebbero anche aver complicato una possibile vendita al Qatar. Drahi è una figura di spicco in Israele, dove è proprietario di un canale televisivo e di un operatore di telecomunicazioni, mentre il Qatar ospita l’ufficio politico di Hamas dal 2012 e pompa centinaia di milioni di dollari in aiuti alla Striscia di Gaza.
L’acquisto da parte di Drahi della casa d’aste era avvenuto nel 2019 per 3,7 miliardi di dollari attraverso un’Opa del valore di 57 dollari per azione di Sotheby’s, una cifra che rappresentava un premio del 61% rispetto alle quotazioni di borsa. All’epoca l’operazione sorprese il mercato in quanto Sotheby’s era una public company quotata da 31 anni al New York Stock Exchange e unica casa d’aste quotata.
L’accumulo del debito
Drahi ha costruito una fortuna miliardaria nei media e nelle telecomunicazioni con l’utilizzo della leva finanziaria, ovvero con un ricorso pesante all’indebitamento finanziario quando i tassi di interesse erano molto bassi: Oggi si trova in una situazione non più sostenibile con l’impennata dei costi del debito accumulato per un totale di circa 60 miliardi di dollari in anni di frenetiche acquisizioni in Francia, Stati Uniti, Portogallo e Israele, che mette in discussione il suo modello di business. A peggiorare le cose, Altice è invischiata in uno scandalo di corruzione che coinvolge la cerchia più ristretta di Drahi, le attività del gruppo sono in crisi e la sua più grande unità operativa - l’operatore francese di telecomunicazioni SFR - ha registrato una costante perdita di clienti di telefonia mobile, circa 235.000 nei primi sei mesi di quest’anno.
In questo contesto, Drahi sta correndo per mettere in fila le vendite di asset prima che arrivi il momento cruciale, con 20,1 miliardi di euro in scadenza entro la fine del 2027. Nei prossimi 12 mesi, Drahi vuole ridurre la leva finanziaria a circa cinque volte gli utili, ovvero a circa 4 miliardi di euro, questo suggerisce la necessità di raccogliere fino a 3,5 miliardi di euro attraverso la vendita di asset e, tra questi, anche il “gioiello” Sothetby’s.








