Green Deal

Sostenibilità e ambiente, intesa Ue sul taglio delle regole: oneri solo per i grandi gruppi

Accordo tra Consiglio e Parlamento nel nome della semplificazione. Von der Leyen: «Risparmi fino a 4,5 miliardi senza rinunciare ai nostri valori»

di Gianluca Di Donfrancesco

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen (AFP)

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L’Unione Europea si rassegna a rivedere un altro pezzo delle proprie normative climatiche e a ridimensionare la direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese, liberando dall’obbligo di conformità oltre l’80% delle società che sarebbero state soggette. Saranno rivisti e allentati anche i requisiti ambientali, sociali e di governance, che vanno sotto l’acronimo Esg.

«Risparmi per 4,5 miliardi»

Dopo la posizione negoziale espressa il mese scorso dall’Europarlamento, con un voto che ha spaccato e portato sull’orlo del collasso la “maggioranza Ursula” tra popolari, socialisti e liberali, il dossier è tornato al trilogo (il negoziato informale tra le istituzioni) e nella notte tra lunedì 8 e martedì 9 dicembre i rappresentanti degli Stati e del Parlamento hanno raggiunto un nuovo compromesso.

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L’accordo sul così detto pacchetto di semplificazione Omnibus I, proposto dalla Commissione a febbraio, riflette il cambio di rotta ratificato in Assemblea, grazie alla convergenza sugli emendamenti più radicali tra il Ppe e i gruppi di destra ed estrema destra (Patrioti, Conservatori e Sovranisti): l’ennesimo episodio di ripensamento, se non proprio abiura, del Green Deal. E non sarà certo l’ultimo: nello sforzo di deregolamentazione prodotto dalla Commissione, ci sono almeno altri dieci progetti di semplificazione in arrivo vari ambiti.

Ostenta soddisfazione Ursula von der Leyen: «Accolgo con favore l’accordo politico sul pacchetto di semplificazione Omnibus I. Con un risparmio fino a 4,5 miliardi di euro ridurrà i costi amministrativi, taglierà la burocrazia e renderà più semplice il rispetto delle norme di sostenibilità». Per la presidente della Commissione, in questo modo si rende «più semplice fare affari in Europa, restando fedeli ai nostri valori».

Le pressioni degli Usa

Passo avanti o passo indietro, la revisione delle direttive arriva sotto la forte pressione esercitata dagli Stati Uniti, con i quali i fronti di scontro non fanno che sommarsi da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca. Eppure, dall’altra sponda dell’Atlantico sono subito arrivati segnali di insoddisfazione. I grandi colossi statunitensi che operano nell’Unione restano, infatti, soggetti a norme extraterritoriali. Un portavoce di Exxon Mobil ha affermato che questo «è del tutto inaccettabile e l’amministrazione Trump ha chiarito che non è una base di partenza per i colloqui sul commercio. Ci aspettiamo una soluzione di buon senso nel prossimo futuro».

L’inviato di Trump presso l’Unione Europea, Andrew Puzder, ha affermato nei giorni scorsi che gli obblighi di zero emissioni nette e di due diligence imposti alle compagnie petrolifere «rendono molto difficile» fornire all’Europa l’energia di cui ha bisogno.

Oneri solo i grandi gruppi

In base all’accordo tra Stati Ue e Parlamento, la direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità delle imprese (Csrd) si applicherà solo alle aziende con almeno mille dipendenti e un fatturato annuo di 450 milioni di euro. Le norme impongono di raccogliere e pubblicare dati su emissioni di gas serra, acqua utilizzata, impatto dell’aumento delle temperature sulle condizioni di lavoro.

La direttiva sulla due diligence nell’ambito della sostenibilità (Csddd), invece, si applica alle imprese con almeno 5mila dipendenti e fatturato oltre 1,5 miliardi e non richiederà più di elaborare piani per la transizione climatica.

L’accordo nel trilogo arriva dopo un anno di negoziati tra istituzioni, investitori, aziende e società civile. Deve ora essere formalmente approvato dagli Stati membri nel Consiglio Ue, dove non sono previste grandi difficoltà, e dal Parlamento europeo (la prossima settimana), dove invece potrebbe riaccendersi lo scontro tra popolari, socialisti e liberali, all’interno della maggioranza che ha finora sostenuto la Commissione.

In difesa dell’accordo, si schiera il ministro danese all’Industria, Morten Bodskov: «Non stiamo rimuovendo gli obiettivi green, stiamo rendendo più semplice raggiungerli. Pensavamo che legislazione verde più complessa avrebbe creato più posti di lavoro green, ma non è così: anzi, ha generato lavoro per la contabilità».

Esulta la Lega: «Per l’accordo sulle semplificazioni raggiunto a Bruxelles, è stata decisiva l’azione condotta da una maggioranza di centrodestra con Patrioti, Popolari, Conservatori e Sovranisti», recita una nota degli europarlamentari Raffaele Stancanelli e Paolo Borchia. «Proprio sul pacchetto Omnibus I, per la prima volta, le trattative - si legge ancora - sono state guidate e portate a termine da una compatta maggioranza politica, alternativa a quella attuale, mettendo nuovamente a nudo l’inadeguatezza della maggioranza Ursula».

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