Sostenibilità ambientale, aziende sanitarie sempre più protagoniste della «salute circolare»
Se il settore Healthcare fosse un Paese sarebbe il quinto nelle emissioni mondiali: dal consumo energetico agli acquisti e dalla formazione del personale fino alla relazione con i cittadini ecco le pratiche per invertire la tendenza
di Valeria D. Tozzi *, Alessandro Furnari *
3' di lettura
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Il tema della salute circolare è stato al centro del quarto incontro dell’edizione 2025 del Network DASP che aggrega i top manager della sanità e dove le aziende sanitarie pubbliche contribuiscono a rileggere i principali framework teorici, come quello sulla sostenibilità, attraverso la lente delle esperienze concrete maturate sul campo.
Il modello
Il modello della salute circolare, infatti, consente di reinterpretare e integrare le tre dimensioni della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) offrendo un approccio sistemico e coerente con la missione delle aziende sanitarie. Una delle principali ragioni è quella di leggere in modo integrato le interdipendenze tra il comportamento dei singoli, l’operato delle aziende sanitarie e le scelte delle istituzioni e viceversa. Questo è un modello tipico delle aziende sanitarie pubbliche che offrono servizi ai singoli, partecipando a un sistema più ampio di istituzioni come le regioni e l’intero Ssn.
Inoltre, il tema della sostenibilità non è nuovo per le aziende sanitarie pubbliche. Già negli studi di Borgonovi (2005) sull’economia aziendale si sottolineava come la sostenibilità – già declinata in economica, sociale e ambientale – costituisse un fine implicito delle istituzioni che operano per il benessere collettivo.
L’ambiente protagonista
Negli ultimi anni, la sensibilità verso la tutela dell’ambiente è cresciuta notevolmente, parallelamente alla consapevolezza degli odierni rischi climatici. In questo contesto, la sostenibilità non può rimanere un valore implicito, ma richiede maggiore valorizzazione all’interno di orientamenti strategici e dei processi decisionali (a esempio, il green procurement). Le evidenze internazionali mostrano che il settore sanitario globale è responsabile di circa il 4,6% delle emissioni totali di gas serra (Oecd, 2024; Who, 2024).
Secondo Health Care Without Harm (2024), se il settore Healthcare fosse un Paese, sarebbe il quinto nelle emissioni mondiali, con la maggior parte delle emissioni (oltre il 70%) proveniente dalla catena di fornitura e dai processi indiretti. Tali dati rendono evidente come le istituzioni sanitarie siano al tempo stesso parte del problema e della soluzione. In Italia, molte aziende sanitarie pubbliche stanno sviluppando iniziative di sostenibilità, spesso anche in assenza di precise linee guida regionali.
Sistemi disomogenei
Tuttavia, la formalizzazione dei progetti e la presenza di sistemi di monitoraggio rimangono disomogenei: la sostenibilità è spesso trattata come un insieme di buone pratiche più che come una strategia aziendale strutturata. Ciononostante, si osserva una crescente proattività: si adottano criteri di green procurement nei processi di acquisto, si sperimentano fonti energetiche rinnovabili, si riduce l’uso di materiali monouso e si interviene sulla logistica ospedaliera. Queste azioni non solo riducono l’impatto ambientale, ma generano benefici economici e sociali. Questo è un ulteriore elemento qualificante le iniziative intraprese sotto l’etichetta della sostenibilità ambientale: il contemperamento dei criteri di impatto sociale e economico sono sempre collegati a quelli di matrice ambientale. È in questa prospettiva che anche molti esempi di prossimità delle cure possono contribuire al perseguimento dei criteri di sostenibilità. Come ha sottolineato il Commissario Agenas Americo Cicchetti, «la sostenibilità diventa così una leva per rafforzare la missione pubblica delle aziende sanitarie».
Esperienze “dal basso”
Altro elemento che si osserva nelle esperienze aziendali sta nel fatto che molte di esse sono nate dal basso, da una tensione intrinseca a perseguire interessi collettivi e a interpretare la salute come bene comune. In assenza di esplicite direttive regionali, molte direzioni aziendali scelgono di adottare politiche ambientali e sociali coerenti con i principi di responsabilità pubblica, diventando espressione concreta della sensibilità collettiva. Esiste quindi una sorta di capacità di iniziativa diffusa: quindi, oltre a restituire un quadro istituzionale e culturale di riferimento, occorre valorizzare l’insieme di queste iniziative che si iscrivono all’interno del disegno della sostenibilità ambientale, proprio come espressione dell’intervento pubblico sul tema della salute.








