Speciale Campiello/ Il presidente

Sostenere il Campiello significa investire nell’anima del Paese

Raffaele Boscaini, nuovo presidente del premio, vuole dimostrare, con i fatti, che la cultura è un pilastro fondamentale dello sviluppo sostenibile

di Redazione Domenica

Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto e nuovo presidente del premio Campiello (Imagoeconomica)

3' di lettura

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Appartiene ad una famiglia che produce vini delle Venezie da sette generazioni Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto e nuovo presidente del premio Campiello

È questa la sua prima edizione del Campiello nel ruolo di presidente, che iniziative vorrebbe portare avanti?

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Sto affrontando la mia prima edizione del premio come Presidente della fondazione Il Campiello con emozione e grande senso di responsabilità. Il premio Campiello è un’istituzione di enorme prestigio che ha attraversato più di sessant’anni di storia italiana. Un patrimonio culturale del nostro Paese che non ha bisogno di rivoluzioni, ma di essere accompagnato nel futuro.

La mia priorità assoluta è rafforzare ancora di più quel ponte, quel dialogo vitale tra il mondo dell’impresa e quello della cultura, che è il vero Dna del Premio sin dalle sue origini. Continueremo nel progetto di far diventare il Campiello un motore culturale attivo dodici mesi all’anno, attraverso un percorso fatto di iniziative e incontri diffusi sui territori che portino gli autori e le loro storie fuori dai contesti tradizionali, per creare momenti di confronto e di crescita.

Inoltre, metteremo come sempre grande attenzione alle nuove generazioni, potenziando iniziative come il Campiello Giovani e il Campiello Junior, perché investire sui giovani scrittori e lettori significa investire sul futuro del nostro Paese.

Che cosa vorrebbe invece cambiare?

Più che di veri e propri cambiamenti, preferisco ragionare in termini di evoluzione naturale. Un’istituzione come la nostra, per rimanere rilevante e vitale, deve saper rinnovarsi continuamente, adattandosi ai tempi senza però perdere la propria identità.

Continueremo a lavorare sulla reputazione del premio, anche sfruttando le potenzialità del digitale per raggiungere fasce di pubblico che forse ancora non ci conoscono, per incuriosire chi magari considera la letteratura qualcosa di distante dalla propria vita quotidiana.

Un altro aspetto che mi sta particolarmente a cuore è quello della sostenibilità, intesa non solo in senso ambientale, ma anche sociale. È un linguaggio che noi imprenditori conosciamo bene e che dobbiamo necessariamente applicare anche alle nostre iniziative culturali. La Fondazione ha già intrapreso un percorso importante con la pubblicazione del suo report di sostenibilità, e la mia intenzione è far si che questo sia un punto di partenza affinché il Campiello diventi un modello di eccellenza non solo per la qualità letteraria che promuove, ma anche per la sua capacità di generare valore per la comunità, di essere un progetto responsabile. Vogliamo dimostrare, con i fatti, che la cultura è un pilastro fondamentale dello sviluppo sostenibile.

Che tipo di impatto pensa possa avere un premio come il Campiello sul Paese? Quali sono le ragioni che vi spingono a finanziarlo?

L’impatto del Campiello è qualcosa che va ben oltre la singola serata di premiazione. In questi decenni ha acceso i riflettori su talenti straordinari che sono diventati parte del nostro canone letterario. Ma la sua vera magia è la capacità di accendere la curiosità, di creare nuovi lettori, di stimolare il dibattito e il pensiero critico. E questo è un valore inestimabile per qualsiasi società.

E qui arrivo al perché noi imprenditori veneti ci crediamo così tanto. Per noi non si tratta di semplice mecenatismo, ma di un investimento strategico nel capitale più prezioso che abbiamo: il capitale umano e culturale. Crediamo fermamente che non possa esistere una crescita economica solida e duratura senza una parallela crescita culturale. Sostenere il Campiello significa investire nell’anima del Paese, in quell’intreccio di creatività, ingegno e bellezza che ha sempre definito l’Italia nel mondo.

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