Decreto Coesione

Sostegno all’autoimpiego, incentivi in ritardo

A oltre 4 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione mancano i decreti attuativi per il Centro Nord e per il Sud

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

(Adobe Stock)

3' di lettura

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In ritardo i nuovi incentivi per sostenere l’autoimpiego, «Centro Nord Italia» e «Resto al Sud 2.0», previsti dal decreto Coesione. A distanza di oltre quattro mesi dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge di conversione del Dl 60, in vigore dal 7 luglio, le agevolazioni non sono ancora operative. A essere in ritardo sono i decreti interministeriali con i quali i dicasteri interessati (Lavoro, Affari europei, Economia) devono definire i termini, i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative incentivate.

Come si ricorderà, è stato il decreto Coesione (Dl 60/2024), lo scorso maggio, a ridisegnare (e moltiplicare) le agevolazioni sul lavoro in funzione di determinati soggetti considerati più in difficoltà, o distanti dall’occupazione.

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In particolare, all’articolo 16, è stato previsto un doppio intervento per promuovere l’inclusione attiva e l’inserimento al lavoro a sostegno dell’avvio di attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali. La prima misura si chiama «Autoimpiego nelle regioni del Centro e del Nord Italia». Beneficiari sono giovani under 35, in condizioni di marginalità e difficoltà, oppure inoccupati, inattivi, disoccupati o senza lavoro destinatari delle misure del programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori). Sono previsti finanziamenti per servizi di formazione e accompagnamento alla progettazione preliminare, tutoraggio per l’incremento delle competenze, e veri e propri incentivi sotto forma di voucher.

In quest’ultimo caso, con «Autoimpiego Centro Nord Italia», si può ottenere un importo massimo fino a 30mila euro per l’acquisto di beni, strumenti e servizi per l’avvio dell’attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero professionali, in forma individuale o collettiva. Si sale a 40mila euro se si acquistano beni e servizi innovativi, tecnologici e digitali o beni che assicurano la sostenibilità ambientale o il risparmio energetico. In alternativa si può ottenere un aiuto in regime de minimis per programmi di spese sotto i 120mila, consistente in un contributo a fondo perduto fino al 65% dell’investimento. Se i programmi di spesa sono oltre 120mila e fino a 200mila il contributo a fondo perduto è del 60%.

Per rendere operativa la misura, in base all’articolo 17, comma 6, occorre l’emanazione di un decreto del ministero del Lavoro, di concerto con i dicasteri per gli Affari europei e l’Economia, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto. Il provvedimento attuativo è però ancora chiuso nei cassetti. Martedì il ministro del Lavoro, Marina Calderone, al Cnel, ha detto che il decreto su «Autoimpiego Centro Nord Italia» sarà pubblicato a breve: «è un intervento che mi sta particolarmente a cuore, e che racchiude tra i suoi obiettivi il favorire quel passaggio generazionale di cui il settore del lavoro professionale ha bisogno». L’attesa è tanta, come attestano i numerosi messaggi con richieste di chiarimento giunti da settimane al nostro giornale.

Anche «Resto al Sud 2.0», di cui sono beneficiari giovani under35 in condizioni di vulnerabilità e senza un impiego, è fermo ai box. Questa misura prevede per le attività localizzate nelle aree del Mezzogiorno un voucher di avvio in regime de minimis, utilizzabile per l’acquisto di beni, strumenti e servizi per l’avvio delle attività fino a 40mila euro, che sale fino a 50mila in caso di acquisto di beni e servizi innovativi. È riconosciuto un aiuto in regime de minimis fino al 75% a fondo perduto per programmi di spesa fino a 120mila euro, che per programmi di spesa tra 120mila e 200mila euro scende al 70%. In base all’articolo 18 comma 6 per rendere operativo «Resto al Sud 2.0» è necessario un decreto interministeriale attuativo che doveva essere pubblicato entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, ovvero entro il 7 agosto.

«Autoimpiego Centro Nord Italia» e «Resto al Sud 2.0» sono finanziate con 800 milioni, di cui 80 milioni quest’anno e 720 milioni per il 2025. Nella relazione tecnica al decreto Coesione per entrambe queste misure è stimata una platea di 15mila destinatari (di cui oltre il 65% al Sud) e un contributo a fondo perduto medio di 40mila euro considerato che i destinatari dovranno contribuire finanziariamente ai costi dei piani di investimento in percentuali variabili in base alla localizzazione delle iniziative imprenditoriali.

Una volta operative le due misure, il ministero del Lavoro si avvarrà, in qualità di soggetti gestori, di Sviluppo Lavoro Italia, Invitalia e dell’Ente nazionale per il microcredito. Il coordinamento dell’attività formativa è affidato all’Ente nazionale per il microcredito, le attività di tutoraggio, di selezione delle domande, l’istruttoria, la concessione e l’erogazione degli incentivi sono affidate ad Invitalia. Alle regioni è affidato il compito di erogare i servizi di informazione, orientamento, consulenza e supporto ai destinatari delle misure.

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